Cartelle esattoriali: la bozza di riforma, al macero dopo cinque anni

11 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

Dopo aver disposto la cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 5 mila euro, ritenute inesigibili, il Governo Draghi starebbe studiando una nuova riforma complessiva per mettere a punto il cosiddetto discarico dei crediti fiscali non riscossi.

Cartelle esattoriali riforma: le proposte

Si tratta in pratica di un sistema che permetterebbe la cancellazione automatica o la “restituzione al titolare” dopo 5 anni della cartelle esattoriali non riscosse. Nel caso di una multa non pagata, ad esempio, verrebbe rispedita al Comune. Che, a quel punto, decideranno se e come procedere nel tentativo di riscossione.

Parallelamente verrebbero introdotti maggiori controlli ai contribuenti in fase preventiva per evitare il rischio di tornare fra qualche anno al punto di partenza.

La riforma, secondo le anticipazioni del Messaggero, ha un obiettivo: ridurre in modo drastico la mole del lavoro dell’Agenzia delle Entrate legato a crediti non riscossi, soprattutto quelli di entità minore. In molti casi, e per cifre basse, l’attività di recupero dell’agenzia ha un “carattere formale” e comporta costi superiori agli eventuali benefici.

“La revisione dell’attuale meccanismo dell’inesigibilità determinerebbe la possibilità di pianificare meglio l’attività di riscossione e di ottimizzazione in relazione ai mezzi a disposizione, i risultati dell’azione che sono condizionati dal dover svolgere azioni di recupero che troppo spesso assumono carattere solo formale”, spiega una fonte impegnata sul dossier citata dal quotidiano.

Decreto Sostegni: cancellati tutti i debiti fino a 5.000 euro

La riforma, se approvata, arriverebbe dopo che il Decreto Sostegni approvato a marzo che ha disposto l’annullamento automatico di tutti i debiti fino a 5.000 euro, affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, “ancorché ricompresi in precedenti definizioni agevolate relative ai debiti affidati all’agente della riscossione dal 2000 al 2017).

L’agevolazione, in questo caso, è stata disposta in favore di persone fisiche che hanno percepito, nell’anno d’imposta 2019, un reddito imponibile fino a 30.000 euro e di soggetti diversi dalle persone fisiche che hanno percepito, nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019, un reddito imponibile fino a 30.000 euro.

La norma, ha sollevato forti critiche soprattutto da parte di chi l’ha ritenuta un incentivo a non pagare. I sostenitori hanno invece rilevato come questa cancellazione rappresenti un vantaggio economico per lo Stato. Questo soprattutto in quei procedimenti, per esempio, che riguardano persone decedute o società fallite.

Gli arretrati dell’Agenzia delle Entrate

La questione della riforma delle cartelle esattoriali di inserisce nella mole di arretrati non riscossi dall’Agenzia delle Entrate.
Secondo una recente analisi di Federcontribuenti i debiti nei confronti dell’agenzia delle Entrate ammontano a 450 miliardi di euro. Si tratta di tasse dovute ma non riscosse.
Per l’associazione il 40% del totale sarà difficilmente esigibile perchè a carico di soggetti non più in grado di provvedere a se stessi o all’Erario: 153,1 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti; 118,9 miliardi di euro è il valore delle somme che persone decedute e imprese cessate devono al Fisco; 109,5 miliardi dovrebbe arrivare dai nuovi nullatenenti.
Lo stesso direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini affermava poi come 68,8 miliardi di euro riguardino – attività di riscossione sospesa per provvedimenti di autotutela emessi dagli enti creditori, in forza di sentenze dell’autorità giudiziaria.
In questo importo finale rientrano anche le quote oggetto di richieste di accesso alla definizione agevolata prevista dall’art. 3 del DL n. 119/2018 che ha introdotto la Rottamazione-ter ampliando il relativo perimetro applicativo ai carichi affidati fino al 31 dicembre 2017.

Dove non vengono riscosse le cartelle esattoriali?

Secondo Federcontribuenti in Veneto mediamente il debito è di circa 360 mila euro, quasi il quadruplo rispetto alla media del nord di Italia ferma alla soglia di circa 82 mila euro. In Lombardia il debito medio è di circa 230 mila euro; nel periodo pandemico queste somme saranno destinate a sommarsi ai nuovi debiti maturati in assenza di altri redditi e adeguati sostegni dallo Stato durante le chiusure forzate.

Nel Mezzogiorno, da sempre ritenuto culla dell’evasione fiscale, la media dei debiti a carico dei contribuenti scende e di molto: Campania circa 65 mila euro; Calabria 12 mila euro; Sicilia sotto i 19 mila euro.

Solo un 1,3% dei contribuenti ha un carico debitorio superiore a 500 mila euro.