Conti correnti sotto la lente del Fisco: i movimenti ora considerati sospetti

11 Maggio 2021, di Alessandra Caparello

Conti correnti sotto la lente del Fisco: i movimenti ora considerati sospetti

Un bonifico fatto da un familiare può essere un’operazione del tutto innocua ma non agli occhi del Fisco. I movimenti sul conto corrente sono quelli più soggetti a controllo da parte dell’Agenzia delle entrate. Per questo conoscere i comportamenti più a rischio accertamento è importante per evitare spiacevoli situazioni.

Conti correnti: i possibili controlli del Fisco

Dal 1° luglio 2020 il governo ha modificato la soglia di utilizzo del contante per i pagamenti, fissando il limite a 1.999,99 euro. La norma è valida per tutti quindi anche se un genitore volesse donare somme in contanti al figlio, potrà usare contanti solo fino a 2mila euro. Superato questo tetto, occorrerà utilizzare strumenti di pagamento tracciabili quali bonifico, carta di debito o di credito.

La legge non prevede alcuna limitazione nei versamenti sul conto di contanti nè ai bonifici che si possono ricevere. Il fatto è che poi il Fisco può controllare e chiedere da dove provengono questi soldi.

Così sott’occhio finiscono i versamenti su carte di credito ricaricabili, prodotti assicurativi, conti deposito o investimenti. È ritenuto sospetto anche l’atteggiamento di coloro che accumulano denaro sul conto corrente ma non prelevano nulla, presumendo che in questo caso la sussistenza venga garantita dal contante ricevuto da lavoro in nero.

Generalmente a far scattare l’allarme del Fisco saranno quelle operazioni che muovono importi superiori ai 5.000 euro. Si ricorda poi che il Fisco può controllare il conto corrente dei contribuenti tramite il modello ISEE.
Dal 1° gennaio 2020 difatti, con l’avvio della DSU precompilata in via sperimentale, sono partiti i controlli sui conti correnti dichiarati dai contribuenti. Nello specifico, il mirino del Fisco è puntato su saldo e giacenza media di conti correnti, libretti postali e depositi.

In ogni caso vale la regola generale che se il contribuente riesce a dimostrare la provenienza lecita del denaro, può stare tranquillo.

Evasione fiscale: il piano del Governo Draghi

Nei giorni scorsi il governo Draghi ha annunciato il potenziamento dei controlli sui contribuenti a maggiore rischio di evasione, con strumenti avanzati di data analysis e con l’interoperabilità delle banche dati.
Nel Piano si prevede che entro il 30 giugno del 2022 si chiuderà l’operazione di incrocio delle banche dati, attualmente 116, con le informazioni rese anonime scovando così possibili evasori e permettere così l’avvio dei controlli attraverso le cosiddette “lettere di compliance”.

Già nel 2020 questi alert sono stati 952 mila; l’obiettivo è arrivare stabilmente a circa 1 milione di inviti all’anno, con un maggiore recupero da compliance di almeno il 20%. Ora il fisco digitale può rivelarsi lo strumento essenziale per arrivare a un aumento del 30% delle comunicazioni ai contribuenti per invitarli a rivedere quanto dichiarato e versato.

“L’evasione fiscale – si legge nella versione del Pnrr inviata alla Ue – aggrava il prelievo sui contribuenti onesti, sottrae risorse al bilancio e introduce distorsioni” nell’economia.

Ma non è tutto. Oltre alle lettere di compliance, si prevede anche l’introduzione dal 2023 della precompilata Iva, e il federalismo fiscale, a cui si punta a dare attuazione entro l’inizio del 2026. L’altra novità è il capitolo sulla “Riduzione dei tempi di pagamento” – Per “migliorare ulteriormente” e “realizzare pienamente gli obiettivi di riduzione dei tempi di pagamento” della Pubblica amministrazione”si procederà ad implementare l’attività di monitoraggio già in corso” attraverso appositi indicatori desunti dalla base dati del sistema informativo della Piattaforma per i crediti commerciali (PCC)” gestito dal Mef.