Cancellieri: “Falsi e bugiardi”, ma “pronta a dimettermi”

5 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Annamaria Cancellieri è quasi furibonda e dopo le polemiche e le richieste dimissioni avanzate dal Movimento 5 Stelle sul caso della scarcerazione di Giulia Ligresti, sbotta di fronte ai microfoni dei giornalisti. Ma, allo stesso tempo, non esclude le dimissioni.

Chi mi accusa “è falso, bugiardo e ignorante”. E spiega: “Bisogna spiegare bene il concetto di amicizia: amicizia è una parola importante, a volte viene confusa con conoscenza che è un’altra cosa. Non ho mai negato di essere molto amica di Antonino Ligresti, (fratello del costruttore Salvatore, arrestato e condannato per corruzione nell’inchiesta Mani pulite, ndr) da 30 anni, è un amico di famiglia. Le altre possono essere conoscenze più o meno approfondite. E questa è una prima cosa da chiarire. C’è poi un’altra cosa da chiarire: è mai successo qualcosa in tanti anni della mia vita per cui si possa dire che sia venuta meno ai miei compiti per un mio amico? Non lo farei per un amico, neppure per un amico fraterno o per un fratello. Guardiamo ai fatti: per quelli voglio essere valutata, non per le ombre”.

Detto questo, “posso anche fare un passo indietro”, dice in occasione della conferenza stampa a Strasburgo. “Niente caccia alle streghe, guardiamo i fatti su questi sono pronta a rispondere”.

“É falso e bugiardo chi sostiene che io sia intervenuta sulla magistratura. Non chiederei nulla che non fosse nel rispetto della legge. Non mi sono mai occupata di scarcerazione, è una falsità, non ho mai fatto nulla che non sia un mio preciso compito: non è mai successo che il Dap intervenisse per una scarcerazione”.

“Se il Paese me lo chiederà farò un passo indietro”. La Cancellieri non ci stra infatti a fare il ministro ‘dimezzato’: “devo affrontare temi molto delicati, o me li fanno affrontare a testa alta o se ne trovino un altro”.

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Dietro la sfiducia individuale l’incidente che può aprire la crisi

di Fabio Martini

È lunedì, i corridoi felpati di palazzo Madama sono disabitati, «ma domani, quando parlerà il ministro Cancellieri, ci saranno tutti», assicura il senatore Paolo Naccarato, vecchia volpe della Prima Repubblica che fa una «lezione» di metodo su quel che si prepara: «I parlamentari del Cinque Stelle hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro? Bene, quello di solito è il miglior modo per ricompattare maggioranze di qualsiasi tipo. E su questo non c’è differenza tra Prima e Seconda Repubblica, è proprio una legge della politica».

I precedenti danno ragione al senatore Naccarato: negli ultimi 20 anni tutte le mozioni di sfiducia, individuali hanno fatto flop, quasi a prescindere dal peso delle argomentazioni. Nel passato ne sono usciti indenni personalità come Tommaso Padoa Schioppa o Guido Carli, ma anche personaggi più controversi come Antonio Gava o Gianni Prandini. Per non parlare delle mozioni di sfiducia che il 14 dicembre 2010 sembravano poter abbattere il governo Berlusconi e invece furono respinte. Certo, la mozione di sfiducia individuale presentata ieri dai Cinque Stelle non è all’ordine del giorno, deve essere ancora calendarizzata, se ne riparlerà nelle prossime settimane e d’altra parte votazioni sul caso-Cancellieri non sono previste dal regolamento neppure oggi al termine dell’informativa urgente del ministro, che parlerà prima al Senato e poi alla Camera.

Ma è altrettanto vero che da qualche giorno nel Palazzo sta serpeggiando una novità poco promettente per il governo. Sta prendendo corpo un «luogo» politico e mentale che non c’era nelle settimane precedenti: l’idea che l’incidente casuale possa far franare tutto. Dice un parlamentare emergente come Rocco Palese, capogruppo Pdl nella Commissione Bilancio di Montecitorio: «Non c’è dubbio, l’imprevisto è dietro l’angolo e questo a prescindere dalla volontà dei singoli o dei partiti.

In Parlamento si vive alla giornata e ogni piccolo problema può diventare una mina che rischia di far precipitare la situazione. Il caso-Cancellieri è esemplare: il ministro è fuori dalle logiche dei partiti, eppure ha finito per conquistare la ribalta e sarà comunque motivo di tensioni». Annuisce un parlamentare di lungo corso come Nicola Latorre del Pd: «Le ragioni che consigliano una tenuta sono ancora prevalenti, ma non c’è dubbio che una certa instabilità è diventata elemento strutturale della coalizione».

Certo, nelle dichiarazioni pubbliche e anche private di Pd e Pdl, nessuno sembra intenzionato a cavalcare il caso-Cancellieri. Esemplari le parole di Gianni Cuperlo, uno dei candidati alla leadership del Pd: «Di fronte al caso della scarcerazione della Ligresti, la domanda che dobbiamo porci è se in questo Paese si sarebbe garantito lo stesso trattamento a qualunque altro cittadino e cittadina. Se dal ministro Cancellieri verrà una parola chiara, sarà un elemento sufficiente».

Ma nella logica dell’incidente che fa cadere tutto, la giornata di oggi presenta qualche incognita. Soprattutto per la personalità del ministro, che nelle ultime ore ha chiarito come le sue categorie – l’onore, l’umanità – siano diverse da quelle dei politici di professione. La tensione polemica che oggi pomeriggio sarà accesa dai parlamentari del Cinque Stelle potrebbe trovare qualche sponda in interventi volutamente ambivalenti da parte di deputati e senatori della maggioranza interessati a far precipitare la situazione. Davanti ad una fiducia venata da riserve, come si comporterà il ministro che tiene in primo luogo all’integrità del proprio onore?

Un altro personaggio di grande esperienza come l’ex ministro Gianfranco Rotondi non ha dubbi: «Prima o poi l’incidente farà contenti tutti: Berlusconi che si immagina protagonista intoccabile di una contesa elettorale che allontani iniziative temerarie della magistratura, Renzi che oggi ha le chiavi di palazzo Chigi e fra un anno chissà, e in fin dei conti anche Letta che a differenza di Monti può uscire in bellezza». Ma, proprio perché le vere incognite oggi saranno «ambientali», Enrico Letta oggi sarà a fianco della Cancellieri sia al Senato che alla Camera.

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