Califfato in Puglia: la jihad dell’ISIS passa da Bari

20 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

BARI (WSI) – La Puglia è il tallone d’Achille per il passaggio dei fondamentalisti. A dirlo un magistrato della procura barese che ha condotto diverse indagini sul terrorismo islamico e oggi le piste che segue l’intelligence che lotta contro gli jihadisti conferma che la Puglia è “l’area del nostro paese più vulnerabile per gli spostamenti del Califfato”.

Nelle indagini si parla chiaramente di un “rischio della rotta adriatica”. Ma cosa significa? Sulle coste pugliesi, nel tacco dello stivale arrivano i fondamentalisti e raggiungono l’Europa dove organizzano e compiono le stragi. Come ha fatto prima Salah Abdeslam, il kamikaze mancato dell’attentato di Parigi del 13 novembre scorso, quello terribile dove tra i bistrot e il Bataclan sono morte 130 persone. Salah è passato tre mesi prima di compiere la strage proprio dal porto di Bari con un traghetto arrivato da Patrasso. E oggi all’indomani della strage di Nizza, si scopre che anche Chickri Chafroud, il tunisino fermato in Francia dopo l’attentato, si  sarebbe collocato nella Regione, vivendo per qualche tempo a Gravina. Ma perché proprio la Puglia?

“In alcuni punti delle coste colabrodo fra Bari e il Salento, la Puglia si è trasformata nel tallone d’Achille per chi sta in trincea nel contrasto al terrorismo. E ci sono dei movimenti migratori sospetti da monitorare e collegare con fatti accaduti recentemente per capire perché ora si guarda con tanta attenzione alla Puglia”.

La regione è diventata così il principale snodo di passaggi per i combattenti dell’Isis e da qui la necessità di effettuare controlli mirati ai porti, anche se non tutti sono d’accordo.

“Nell’immenso porto di Bari, l’ammiraglio ispettore della Guardia costiera Domenico De Michele  che guida la capitaneria di porto scuote la testa e si chiede: “Ma perché non dovrebbero prendere l’aereo? Il nostro sistema di controllo del porto è molto efficiente ma se arrivano con i passaporti dell’area Schengen cosa possiamo fare? Questa è materia per l’intelligence (…) Il problema sono i passaporti falsi, che in Grecia sono confezionati in modo perfetto. Ora però la nostra sorveglianza è puntata soprattutto verso i traghetti che arrivano dall’Albania, da dove scendono i passeggeri in arrivo da Durazzo perché il problema sono i documenti. E ogni settimana scopriamo almeno un passaporto albanese falso”.

Fonte: Il Foglio