Calenda: “gli stati minacciano il Ttip”. Scoppia la polemica

24 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Gli accordi di libero scambio dell’Europa con Usa e Canada, il Ttip e il Ceta, “sono fondamentali” e non si può rischiare di farli saltare per il voto negativo di uno dei Parlamenti dei paesi membri dell’Unione Europea, per questo bisognerebbe dare alla Commissione europea maggiore potere negoziale per portarli a termine perché se saltano “la politica commerciale dell’Europa è morta”.

Così si è espresso qualche giorno fa il nuovo ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, al termine del Consiglio Ue. Nel dirsi “completamente favorevole” al controverso patto transatlantico, il politico del PD e dirigente aziendale ha condannato il rischio di stallo nei negoziati. A suo avviso sarebbe in gioco la credibilità di Bruxelles.

Dichiarazioni che hanno sollevato un polverone di critiche. Oggi Cesare Sacchetti scrive su il Fatto Quotidiano:  “Il Ttip per prendere vita ha bisogno dell’approvazione dei parlamenti nazionali di tutti e 28 gli stati che appartengono all’Unione Europea, e una sola mancata ratifica del trattato, mette a rischio l’esecuzione dello stesso per tutti gli altri stati che hanno aderito. La preoccupazione del ministro Calenda è quella che di tanto in tanto la democrazia e la costituzione facciano il loro mestiere e che, in un improbabile caso, il parlamento italiano a maggioranza Pd decida di non aderire al Ttip”.

Tornando a Calenda, il ministro ha spiegato al Consiglio che è in atto “un grande confronto sul fatto se questi accordi devono essere ratificati da tutti i Parlamenti nazionali, che in tutto sono 38 visto che alcuni Paesi ne hanno più di uno, oltre che da quello europeo e dal Consiglio stesso all’unanimità”. “Ma cosa succede se un Paese non ratifica? Questo crea una grandissima incertezza che rende per la Commissione veramente molto difficile andare avanti nelle trattative”, si è chiesto sempre Calenda.

Per il ministro “o diamo all’esecutivo comunitario un forte potere negoziale, o se crediamo che tutto possa saltare o restare appeso in attesa dell’approvazione di un Parlamento nazionale, questo rende abbastanza inutile negoziare”. Per Calenda “c’è un tema di credibilità verso la controparte” a cui in questo modo non possiamo “garantire che quello che stiamo trattando poi entrerà in vigore”, e questo “è un punto che va chiarito”.