Buoni pasto a rischio, chi può rifiutarli e perché?

11 Febbraio 2020, di Alessandra Caparello

I buoni pasto o ticket restaurant sono dei benefit che l’azienda riconosce ai propri dipendenti per la pausa pranzo sul posto di lavoro. Le aziende però non hanno l’obbligo di erogare i ticket a meno che non lo preveda il contratto collettivo nazionale in cui sono inquadrati i suoi lavoratori.

Buoni pasto: dove sono accettati

Secondo quanto previsto dalla Circolare del MEF (n. 326/E del 23/12/97), l’azienda è libera di scegliere cosa mettere a disposizione dei suoi dipendenti per il servizio mensa, optando tra buoni pasto, mensa aziendale con gestione propria o affidata in appalto a società esterne, mensa esterna presso apposite strutture o indennità sostitutiva della mensa in busta paga.

I buoni pasto in particolare, cartacei od elettronici, sono accettati da bar e ristoranti ma non da tutti.

Per sapere se quell’attività li accetta basta chiedere prima di consumare il pasto. I buoni possono essere anche spesi al supermercato. Anche in tal caso è bene prima informarsi anche se spesso i supermercati che li accettano presentano un adesivo apposito.

Buoni pasto a rischio

le associazioni di categoria che rappresentano le imprese della distribuzione e della ristorazione del nostro Paese – Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, ANCC Coop, Confesercenti, FIDA e ANCD Conad – per la prima volta riunite in un tavolo di lavoro congiunto hanno denunciato come il sistema dei buoni pasto è al collasso e se non ci sarà un’inversione di rotta immediata, quasi tre milioni di dipendenti pubblici e privati potrebbero vedersi negata la possibilità di pagare il pranzo o la spesa con i ticket.

Nel dettaglio le associazioni sottolineano che l’attuale sistema dei buoni pasto genera una tassa occulta del 30% sul valore di ogni buono pasto a carico degli esercenti. In pratica, tra commissioni alle società emettitrici e oneri finanziari, i bar, i ristoranti, i supermercati e i centri commerciali perdono 3mila euro ogni 10mila euro di buoni pasto incassati che accettano.

Da qui le associazioni hanno deciso di avviare un’azione di responsabilità nei confronti di Consip – la stazione appaltante per il servizio di buoni pasto all’interno della pubblica amministrazione effettua le gare formalmente con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa ma, di fatto proprio per la natura del buono pasto, al massimo ribasso – per aver ignorato i campanelli d’allarme in merito alla vicenda Qui!Group, azienda leader dei buoni pasto alla pubblica amministrazione che, dopo essere stata dichiarata fallita a settembre 2018, ha lasciato 325 milioni di euro di debiti, di cui circa 200 milioni nei confronti degli esercizi convenzionati.