Btp e Italia, momento della verità sui mercati

26 Giugno 2018, di Alberto Battaglia

Ci sono molte ragioni per guardare con attenzione alla prossima asta di Btp decennali; il Tesoro cercherà di raccogliere 2,5 miliardi di euro il prossimo giovedì, in un contesto che ha visto lievitare lo spread non solo verso i bund, ma anche verso i “parenti mediterranei” emessi dal governo spagnolo.

Il ministro delle Finanze, Giovanni Tria, ha tentato a più riprese di ribadire gli impegni presi dall’Italia: la permanenza nell’euro, innanzitutto, ma anche (e soprattutto) l’obiettivo di abbattere il debito senza forzare troppo la mano ai vincoli di deficit. A fronte di un contratto di governo che fa promesse assai costose che dovrebbero finanziarsi in virtù dei loro effetti espansivi sull’economia; resta da capire quanto i mercati si fidino della direzione indicata dal ministro Tria.

Dall’estero, l’osservatorio di Bloomberg sembra porsi esattamente le stesse domande. La valutazione di come sarà andata quest’asta, suggerisce Marcus Ashworth, non potrà basarsi solo sul rapporto bid-to-cover (cioè il rapporto tra l’offerta e la domanda da parte degli investitori). Gli elementi da valutare sono tre: “l’ammontare delle offerte presentate rispetto all’importo delle obbligazioni vendute; la somma raccolta rispetto al massimo che il governo aveva inizialmente cercato; e la differenza tra il prezzo con cui i titoli sono venduti all’asta rispetto al prezzo di mercato quando gli investitori presentano le loro offerte”.

La puntualizzazione nasce dall’esperienza dell’ultimo collocamento di Btp decennali: “non è andata così bene come lascerebbe intendere il bid-to-cover ratio: dopo aver cercato di vendere 4 miliardi di debito, il governo è riuscito a trovare compratori solo per 3,6 miliardi, dopo aver accettato uno sconto”.

La prova del prossimo collocamento, conclude Ashworth, potrà dare un saggio di come sarà l’atteggiamento degli investitori nei confronti dei titoli di stato italiani quest’estate.