Brexit, un anno dopo il referendum

23 Giugno 2017, di Livia Liberatore

Esattamente un anno fa, il 23 giugno 2016, al referendum per decidere sulla Brexit, il 52% dei votanti si è schierato a favore del Leave. Sono seguite le dimissioni del Primo ministro conservatore David Cameron e la sterlina è affondata ai minimi da 30 anni. A luglio 2016 Theresa May ha sostituito Cameron e si è fatta subito conoscere con la frase “Brexit significa Brexit”. Ad agosto del 2016 la Banca d’Inghilterra ha deciso di tagliare i tassi, per la prima volta in sette anni dallo 0,5 allo 0,25 e ha annunciato un nuovo piano di acquisti.

La Brexit non ha portato finora per il Regno Unito le conseguenze economiche negative che gli analisti prospettavano prima del voto. Nessuna crisi dei mercati azionari. Nessun dramma neanche per l’Unione europea: subito dopo il referendum le previsioni medie di crescita dell’Eurozona nel 2017 sono crollate ma sono ora tornate ai livelli precedenti allo shock.

Fra gli sconvolgimenti avvenuti, il deprezzamento della sterlina, ha contribuito a sostenere le esportazioni. L’alto costo dei prodotti esteri ha portato i consumatori a spostare la domanda su quelli britannici, spingendo gli investimenti delle imprese. Ha dato tuttavia una spinta all’inflazione, che danneggia i livelli di reddito reali. La sterlina si è deprezzata di circa il 15% nei confronti del dollaro. Il 7 ottobre 2016 ha toccato il livello più basso dal 1985, per i timori di una hard Brexit.

Il processo di uscita dal Regno Unito, però, non è ancora iniziato. A marzo 2017 il Regno Unito ha invocato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Michel Barnier, capo della negoziazione per l’Ue ha fissato l’inizio del dialogo per il 19 giugno 2017 e così è avvenuto, nonostante si temesse un ritardo dovuto al risultato incerto delle elezioni dell’8 giugno. Fra i temi sul tavolo il controllo dell’immigrazione, i diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito, gli accordi commerciali. Sarà una hard Brexit o una soft Brexit? Il nodo non è stato ancora sciolto.

Secondo Martin Beck, di Oxford Economics, citato da Bbc, proprio adesso potrebbero arrivare i problemi, con l’incertezza sulla posizione del Regno Unito e sull’esito della trattativa. Secondo Beck tuttavia il tema del commercio con gli altri Paesi dell’Unione europea potrebbe non essere così importante se comparato alla possibilità del Paese di costruire legami con Stati in rapida crescita economica, come Cina e India.