Brexit: Ue decide data divorzio, possibile rinvio di un anno (infografica)

10 Aprile 2019, di Mariangela Tessa

Ancora una giornata cruciale, quella odierna, per la Brexit. I leader europei si riuniscono oggi a Bruxelles per discutere su una nuova data per il divorzio alla luce della mancato raggiungimento di un accordo per l’uscita e per scongiurare un no deal.

Secondo le ipotesi in circolazione sui media nelle ultime ore, che citano fonti europee vicine al dossier, l’Unione Europea potrebbe proporre un rinvio dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue al 30 marzo 2020 a patto che partecipi alle elezioni europee di maggio.

In risposta alla richiesta della premier britannica Theresa May,

“Il Consiglio europeo concorda una proroga per permettere la ratifica dell’Accordo” di divorzio. Si legge nella bozza di conclusioni del vertice straordinario sulla Brexit, di cui l’ANSA ha preso visione. “Se l’accordo viene ratificato prima della data”, la separazione “avverrà il primo giorno del mese successivo”, prosegue il testo. Nel documento però non c’è la data di estensione massima, poiché è una decisione che dovranno prendere i leader domani.

Infografica del Guardian spiega quali scenari si aprono ora

Estensione articolo 50 flessibile di un anno

Il Consiglio europeo sottolinea nella bozza che l’estensione non dovrà “minare il regolare funzionamento” delle sue istituzioni.

“Se il Regno Unito sarà ancora un membro dell’Ue il 23 e 26 maggio 2019 e se l’Accordo di recesso non sarà stato ratificato entro il 22 maggio, dovrà organizzare le elezioni per il Parlamento europeo, secondo la legge dell’Ue. Se il Regno Unito non assolve al suo obbligo” il divorzio avverrà l’1 giugno 2019″

C’è chi tuttavia non esclude che alla fine tutto possa ridursi soltanto a un secondo mini slittamento, dal 12 aprile al primo giugno, di fronte a scenari che continuano a non offrire alcuna garanzia chiara sugli orizzonti futuri del Regno Unito e a una sua mancata convocazione delle urne.

La premier britannica ha chiesto un rinvio al 30 giugno, mentre alcuni Paesi sarebbero disposti a concederle più tempo, fino a fine 2019. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha proposto un’estensione più lunga, al 30 marzo 2020.