Brexit, Banche Ue nei guai: Usa vogliono vietare accesso ai mercati

18 Ottobre 2018, di Daniele Chicca

Le autorità di regolamentazione dei mercati Usa hanno minacciato di vietare alle banche europee l’accesso alle piattaforme di exchange di contratti future e derivati come quelle di Chicago: è la risposta che arriva dall’America ai piani UE post Brexit riguardanti la supervisione e il controllo delle clearing house straniere.

 

In un intervento alla Futures and Options Expo di Chicago, Christopher Giancarlo, capo della Commissione di Futures Trading statunitense, ha definito “senza precedenti e assolutamente inaccettabile” il progetto dell’Unione Europea sulla regolamentazione dell’infrastruttura dei mercati europei. L’iniziativa, secondo Giancarlo, potrebbe provocare costi pesanti in Usa per chi fosse chiamato a rispettare i requisiti normativi.

Se l’Ue non cambia rotta, Giancarlo dice che gli Usa non avranno altra scelta se non quella si scegliere quali azioni coercitive intraprendere contro l’Europa. Tra queste viene citato anche il divieto, da imporre alle banche europee, di utilizzo dei mercati americani come la Borsa di Chicago.

“Siamo consapevoli dell’impatto devastante che questi strumenti avrebbero sull’accesso ai mercati e sull’approvvigionamento di liquidità nelle contrattazioni effettuate in quei mercati dove le misure saranno applicate”.

Gli Usa sono aperti alle trattative per poter modificare gli emendamenti al regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo europeo (EMIR): “Sono pronto – assicura Giancarlo – a prendere aerei, treni e automobili diretti in qualsiasi capitale europea per poter collaborare e riuscire a individuare un approccio sensato”.

La battaglia per assumere il controllo di una parte del mercato delle clearing house è diventato una delle sfide chiave post Brexit. Londra è infatti il cuore dei mercati dei derivati in dollari ed euro, ma le autorità europee vogliono che dopo la Brexit tutte le attività in euro vengano trasferite in UE.

Circa il 90% delle società che hanno sede in Ue fanno uso di contratti di interest rate swap nel Regno Unito, una delle forme più comuni di strumento finanziario derivato.

Questo mese la Banca d’Inghilterra aveva già lanciato un avvertimento sulla situazione lamentandosi dei progressi limitati compiuti sulla questione della regolamentazione dei contratti derivati transfrontalieri, sottolineando che, a meno che le autorità europee non trovino una soluzione per superare i dubbi sotto l’aspetto normativo, sono a rischio contratti per un valore complessivo superiore a 41mila miliardi di sterline in scadenza dopo la Brexit.