Borse, fondi sovrani venderanno $75 miliardi nel 2016

1 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – L’ammontare dei flussi in uscita dai mercati azionari sarà molto consistente nel 2016 a giudicare dalla somma che i fondi sovrani più ricchi del mondo metteranno in vendita.

Secondo i calcoli di JP Morgan, i fondi sovrani cederanno titoli e altri asset azionari per un valore complessivo di 75 miliardi di dollari quest’anno.

“La vendita di bond da parte dei paesi produttori di petrolio salirà da -45 miliardi di dollari del 2015 a -110 miliardi nel 2016, mentre la quantità di componenti azionarie cedute crescerà da -10 miliardi di dollari nel 2015 a -75 miliardi” nell’anno in corso”.

Nella nota dell’analista della banca Nikolaos Panigirtzoglou si fanno anche i nomi dei titoli più vulnerabili che rischiano più facilmente dunque di finire nella lista delle vendite dei fondi sovrani di Medioriente, Norvegia, Africa e Sudamerica.

Il deficit delle partite correnti in questi paesi, esportatori di greggio che hanno fondi sovrani, per il 2015 è stato di circa 40 miliardi di dollari, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale.

Cosa significa in termini di operazioni di cessioni di asset da parte di gestori di riserve e fondi sovrani? Per l’asset allocation di bond governativi, azionario, cash e altre alternative nei mercati, la banca ha utilizzato le informazioni disponibili delle autorità di Norvegia, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar, che ben rappresentano l’universo degli investimenti dei fondi sovrani.

Società europee in cui i fondi sovrani di paesi emergenti detengono una capitalizzazione superiore al 5%

Nemmeno i bond saranno risparmiati

I fondi hanno venduto $90 miliardi di obbligazioni governative, 50 miliardi di dollari in titoli di Borsa, 7 miliardi in bond societari e 15 miliardi di strumenti finanziari liquidi. Nel 2016, tenuto conto di un prezzo di $35 dollari al barile di media per il petrolio, ovvero quello pressapoco dei valori attuali, il conto delle partite correnti dei paesi sopracitati peggiorerà, andando da $80 miliardi a uno di 240 miliardi nel 2016.

La stima si basa sulla sensibilità della bilancia delle partite correnti alle drastiche variazioni di prezzo del petrolio viste fin qui, dal 2014 al 2015. Bisogna considerare che un deficit delle partite correnti nel proprio bilancio significa che una nazione sta importando più beni e servizi di quanti ne stia invece esportando.

Questa stima implica un’operazione di cessione di titoli del reddito fisso governativi pari a 107 miliardi di dollari, a $80 miliardi per l’azionario, a $12 miliardi per le obbligazioni societarie e infine a 19 miliardi di dollari in termini di strumenti cash.

Per i titoli di Stato la cifra sarà simile a quella vista nel 2015, ma per azionario e corporate bond andrà peggio.

La banca Usa ha anche cercato di capire quali settori di Borsa saranno i più colpiti. Di quelli quotati nel listino intercontinentale MSCI AC World index, i comparti più sottopesati sono assistenza sanitaria, catene di beni di prima necessità e tecnologici, mentre dalla parte opposta troviamo banche e beni di consumo non essenziali.

A livello regionale, i fondi sovrani sono sovraespoti in Europa, Medioriente e Africa, nonché la parte industrializzata dell’Asia, mentre sono ribassisti su America del Nord e paesi in via di Sviluppo in Asia.

In termini assoluti sono maggiori gli investimenti nell’azionario occidentale d’Europa e in Medioriente e Africa. Tra i vari settori, i più popolari sono finanziari e beni di consumo non essenziali.