Mercati

Borse europee aprono in lieve rialzo, mentre l’Asia crolla

Le Borse europee, reduci da due sedute di forti cali a causa dei timori di un’escalation del conflitto in Iran, prova a rialzare la testa.  Il clima resta improntato alla cautela, con gli investitori che continuano a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi in attesa di segnali distensivi sul fronte geopolitico. Nelle prime battute, Francoforte avanza dello 0,56% senza particolari accelerazioni, Londra si muove poco sopra la parità con un +0,19%, mentre Parigi archivia una seduta in progresso dello 0,49%.

A Milano, Piazza Affari prosegue gli scambi in lieve rialzo, con il FTSE MIB che segna un +0,43%, interrompendo così la striscia di ribassi avviata venerdì scorso.

Asia in profondo rosso: Tokyo guida i ribassi

La crisi nel Golfo Persico e le forti ripercussioni su petrolio e gas continuano a impattare negativamente sui mercati asiatici. A Tokyo il Nikkei 225 ha chiuso in ribasso del 3,61% a 54.245,54 punti, mentre il Topix ha perso il 3,67%.
In generale tutte le piazze asiatiche, sulla scia del calo di Wall Street, si sono trovate in difficoltà, con gli investitori che, di fronte alla volatilità dei prezzi dell’energia e delle valute, hanno abbandonato gli asset considerati più rischiosi.
Particolarmente pesante Seul, che ha lasciato sul terreno il 12,06%. La Borsa di Sydney ha ceduto l’1,94%, Taipei il 4,35%, Bangkok è arrivata a perdere l’8%, mentre a Hong Kong – a contrattazioni ancora in corso – l’Hang Seng Index segna un calo del 2,52%.

Petrolio e gas ancora in rialzo

Prosegue la corsa del greggio, pur con aumenti più contenuti rispetto ai picchi delle sedute precedenti, mentre resta alta la tensione in Iran. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che la Marina americana potrebbe scortare le petroliere attraverso lo stretto di Hormuz “se necessario”, per garantirne la sicurezza. Di contro, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha rivendicato il “controllo total”» sullo snodo strategico all’ingresso del Golfo Persico.
Il timore dei mercati è che possa innescarsi una crisi energetica globale. All’apertura delle borse europee,  il Wti sale del 3,12% a 76,89 dollari al barile, portando a oltre il 17% il rialzo dell’ultima settimana. Il Brent cresce del 3,27% a 84,02 dollari, con un guadagno del 18,7% su base settimanale.

Prosegue anche la corsa del gas naturale, con il timore che un’escalation del conflitto in Medio Oriente possa tradursi in una nuova crisi energetica per l’Europa. I future con scadenza aprile del gas naturale scambiato ad Amsterdam, dopo una prima posizione a 58,845 euro al megawattora, hanno accelerato fino a segnare un rialzo di circa il 6%, per poi rallentare leggermente a +4,03% a 56,48 euro al megawattora.

Oro in rialzo, ma il dollaro resta il vero rifugio

L’oro si muove in rialzo con il rischio concreto di escalation in Medio Oriente, ma senza strappi significativi. Al momento l’oro spot sale dell’1,5% a 5.164 dollari l’oncia, mentre il contratto future avanza dello 0,9% a 5.107 dollari. Invece di accaparrarsi l’oro, gli investitori sembrano correre verso il dollaro, che infatti si è rafforzato nonostante i cali dei titoli azionari e obbligazionari americani. Il cambio euro/dollaro è a 1,1614 (da 1,161 alla vigilia), il cross dollaro/yen a 157,401 (da 157,55), mentre l’euro/yen si attesta a 182,875.