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Gli investitori internazionali stanno riversando capitali record sull’azionario europeo, segnando quello che potrebbe diventare il mese con i maggiori afflussi mai registrati. Secondo quanto riporta il Financial Times, i dati di EPFR indicano due settimane consecutive con flussi prossimi ai 10 miliardi di dollari ciascuna, mentre gli indici continentali continuano ad aggiornare nuovi massimi.
Il movimento riflette un cambiamento strategico: ridurre l’esposizione agli Stati Uniti e cogliere opportunità di valutazione più convenienti in Europa, dove i multipli restano significativamente inferiori rispetto al mercato americano.
Diversificazione e valutazioni più attraenti
Il riorientamento dei portafogli è legato anche alla crescente prudenza verso il peso eccessivo dei colossi tecnologici statunitensi, sempre più esposti al rischio di sopravvalutazione legato all’intelligenza artificiale.
“Molti investitori globali vogliono allontanarsi da un mercato americano percepito come costoso”, ha spiegato al quotidiano della City, Sharon Bell di Goldman Sachs. “L’Europa offre un’esposizione diversa, con una presenza tecnologica inferiore”.
Secondo dati elaborati da Bloomberg, quest’anno l’azionario americano si colloca nelle retrovie tra i principali benchmark globali, segno di una rotazione settoriale e geografica ormai evidente.
I listini europei stanno beneficiando della loro maggiore esposizione ai settori “old economy”: banche, materie prime e industria pesante. La domanda globale di asset fisici ha spinto in alto le società legate alle risorse naturali, con performance a doppia cifra per gruppi come Weir Group e Antofagasta. Parallelamente, la forte spesa per la difesa continua a sostenere il comparto militare, con rialzi significativi per Rheinmetall e BAE Systems.
Ma non solo. Uno dei fattori chiave è il differenziale di valutazione. Secondo LSEG, il mercato europeo tratta a multipli decisamente inferiori rispetto a quello statunitense: lo Stoxx Europe 600 viene scambiato a un rapporto prezzo/utili di 18,3, rispetto al 27,7 dell’S&P.
La domanda non arriva solo dagli investitori europei. Flussi rilevanti provengono dagli Stati Uniti e crescono anche gli acquisti asiatici. Secondo Nomura, l’interesse degli investitori giapponesi è in forte aumento grazie alle valutazioni relativamente contenute.
Scetticismo sugli utili: il divario con Wall Street resta
Nonostante l’entusiasmo sui flussi, restano dubbi sulla capacità dell’Europa di generare una crescita degli utili paragonabile a quella statunitense. Secondo Barclays, le società S&P sono sulla buona strada per registrare una crescita degli utili superiore al 12% su base annua durante l’attuale stagione dei risultati del trimestre in corso, rispetto a poco meno del 4% in Europa.
Per questo alcuni investitori preferiscono strategie selettive.”Non compriamo l’Europa in blocco, ma singole opportunità”, ha spiegato Hani Redha di PineBridge Investments.
Il sondaggio tra i gestori: fiducia record nella ripresa europea
Il miglioramento del sentiment è confermato dai sondaggi tra gli investitori istituzionali. Secondo l’ultimo sondaggio di Bank of America, il 74% dei gestori prevede un’accelerazione della crescita europea nei prossimi mesi, il livello più alto mai registrato, mentre solo il 15% si attende stagnazione.
Sul fronte azionario, l’89% degli intervistati vede un potenziale rialzo per l’Europa nei prossimi 12 mesi, con il 63% che prevede una sovraperformance moderata rispetto agli Stati Uniti e il 22% una sovraperformance significativa. Tra i settori, il 30% punta sugli industriali come migliori performer, seguiti dai materiali al 19%, mentre banche e healthcare rimangono sovrappesate rispettivamente dal 56% e dal 63% dei gestori.