Borsa Mosca riapre i battenti: come funziona la riapertura

24 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

Dopo un mese esatto dalla chiusura, oggi riapre i battenti la Borsa di Mosca. Era stata chiusa dal 25 febbraio, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina. Nelle prime battute, l‘indice Moex sale fino al 10% in un clima molto volatile, mentre l’indice Rts denominato in dollari, che include 50 delle azioni più liquide, molte delle quali scambiate anche sul Moex, scende invece di circa il 4%, anch’esso tra forti fluttuazioni.

Il mercato russo era stato parzialmente riavviato lunedì per la negoziazione dei titoli di Stato federali. Per prevenire un’eccessiva volatilità, la Banca di Russia aveva spiegato che avrebbe acquistato obbligazioni federali per gli importi necessari a limitare i rischi per la stabilità finanziaria

Come funziona la riapertura

Il Moscow Exchange riprende pertanto il calcolo dell’indice MOEX Russia (IMOEX) e del suo equivalente in dollari USA, l’indice RTS (RTSI). Le contrattazioni avvengono con il divieto di vendite allo scoperto e solo su alcuni titoli (solo società russe), con interventi di sostegno da parte dei fondi di investimento ‘governativi’. In base a quanto stabilito già alla fine di febbraio dalla banca centrale russa, gli investitori stranieri non potranno vendere le azioni e neanche bond denominati in rubli OFZ almeno fino al prossimo primo aprile.

L’orario è parziale: dalle 9:50 alle 14:00 ora di Mosca.

Gli scambi odierni riguardano, in particolare, 33 dei 50 titoli che fanno parte dell’indice benchmark Moex: AFLT, ALRS, CBOM, CHMF, DSKY, ENPG, FEES, GAZP, GMKN, HYDR, IRAO, LKOH, MAGN, MGNT, MOEX, MTSS, NLMK, NVTK, PHOR, PIKK, PLZL, ROSN, RTKM, RUAL, SBER, SBERP, SNGS, SNGSP, TATN, TATNP, TRNFP, VTBR, AFKS.

Tra questi ci sono colossi come Gazprom, Rosneft, Aeroflot e Lukoil. Il peso combinato dei titoli internazionali nell’indice MOEX Russia e nell’indice RTS al 25 febbraio 2022 era del 13,4%.

Borsa Mosca chiusa dal 25 febbraio

La Borsa di Mosca, come abbiamo detto, è rimasta chiusa dal 25 febbraio, il giorno dopo l’entrata delle truppe russe in Ucraina. Nell’ultimo giorno di contrattazione, l’indice principale di Mosca aveva perso il 33% bruciando oltre 190 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi sulla Russia si è agitato anche lo spettro del default visto che il Paese era stato chiamato ad onorare il pagamento di interessi per 117 milioni di dollari, relativi a due obbligazioni denominate in valuta esera. Un saldo che si temeva, come anticipato del governo russo nei giorni precedenti, potesse essere onorato in rubli, cioè in una valuta svalutata e che invece alla fine è stato effettuato in dollari.

Ieri, Vladimir Putin, con una mossa a sorpresa, ha detto che per il pagamento delle forniture di gas Mosca non accetterà più euro o dollari ma solo rubli.