Russia: economia e mercati al tappeto. JP Morgan: “ora Mosca rischia il default”

3 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

Sempre più isolata economicamente, gli effetti delle sanzioni economiche occidentali alla Russia rischiano di distruggere economicamente Mosca, che comincia a intravedere lo spettro del default.
L’esclusione delle banche russe dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT è stata solo l’ultimo di una serie di colpi per tentare di fermare l’invasione ucraina. Ma se all’ottavo giorno di guerra, la Russia non fa nessun passo indietro dal punto di vista militare, le conseguenze sul mercato e sull’economia sono senza precedenti.

Nel giro di una settimana, il rublo russo al minimo storico di 109,55 contro il dollaro. Anche sulla Borsa di Mosca, oggi chiusa per  il quarto giorno di fila, le perdite sono state enormi (-45% l’ultimo giorno di contrattazione).

Come se non bastasse, le imprese straniere stanno lasciando il Paese e  la prima banca del Paese, Sberbank, dopo aver comunicato l’uscita dal mercato europeo, ha visto le sue azioni quotate a Londra scendere di oltre il 95% per essere scambiate a un centesimo.

Nel tentativo di ridurre le ricadute, la banca centrale russa ha più che raddoppiato il tasso di interesse di riferimento del paese dal 9,5% al ​​20%, ma gli analisti ritengono che la mossa di congelare le sue riserve di valuta estera impedisca la sua capacità di stabilizzare l’economia russa.

Insomma l’obiettivo comunicato dal ministro delle finanze Bruno Le Maire, che ha spiegato come l’intento dell’ultimo round di sanzioni sia stato “causare il collasso dell’economia russa”, sembra essere stato raggiunto.

Allarme analisti: ora la Russia rischia il default

In un quadro del genere, il prossimo passo, secondo JPMorgan, è quello di un default.

“Le sanzioni imposte alla Russia hanno aumentato significativamente la probabilità di un default delle obbligazioni in valuta forte del governo russo”, hanno scritto gli strategist della banca americana in una nota ai clienti, ricordando che il Paese ha più di 700 milioni di dollari di pagamenti in scadenza a marzo.

Uno scenario del genere avverrebbe non tanto per mancanza di fondi ma per l’impossibilità di accedervi. La Banca centrale russa dispone l’incredibile cifra di 643 miliardi di dollari di riserve internazionali.

Tuttavia, JPMorgan ha affermato che le sanzioni imposte dall’Occidente, in particolare l’esclusione di alcune banche dallo SWIFT,  “sollevano ostacoli elevati per la Russia per effettuare un pagamento di obbligazioni all’estero”. “Sarebbe un default logistico piuttosto che un default per mancanza di fondi”, ha affermato Peter Boockvar, chief investment officer di Bleakley Advisory Group.

Capital Economics stima che circa la metà delle riserve internazionali della Russia è colpita dalle sanzioni, e gran parte del resto è in oro, che potrebbe non essere facilmente convertito in contanti.

Considerazioni, quelle degli analisti, che trovano conferma nelle dichiarazioni di ieri della banca centrale russa che ha vietato il pagamento delle cedole agli investitori esteri di obbligazioni espresse in rubli. Una mossa definita temporanea per sostenere i mercati sotto stress a causa delle sanzioni internazionali.

Fitch e Moody’s hanno tagliato il rating sulla Russia a spazzatura

Oggi, intanto, le agenzie Fitch e Moody’s hanno tagliato il rating sulla Russia, mettendo il Paese tra quelli che possono avere problemi a rimborsare il proprio debito. Moody’s ha abbassato la sua valutazione sul debito di lungo termine della Russia da Baa3 a B3, indicando di mantenere alta l’attenzione alle sanzioni imposte al Paese dall’Occidente. Fitch ha tagliato il suo giudizio da BBB a B. Di fatto, il debito russo rientra così tra gli investimenti speculativi, con giudizi a livello “junk” (spazzatura).