Borsa Milano, Ftse Mib -1,59%, Corte Ue non basta, è sell

di Redazione Wall Street Italia
14 Gennaio 2015 18:01

MILANO (WSI) – Borsa Milano chiude in territorio negativo, nonostante la decisione della Corte Ue di considerare legale, sotto comunque il rispetto di certe condizioni, il programma di acquisto di titoli di stato – noto come piano OMT – varato dalla Bce di Mario Draghi. Ftse Mib -1,59% a 18.411 punti. Tra i titoli Mps -0,63%, Bper -0,94%, BPM +1,77%, Intesa -0,17%, Unicredit -1,28%, Ubi Banca +0,46%; tra i titoli di altri settori Buzzi -4,75%, Campari -2,90%, Enel -1,92%, Eni -2,95%, Tenaris -2%, Prysmian -3,09%, Sanm -2,48%,

In più Draghi stesso ha confermato oggi che “siamo pronti a comprare titoli di Stato”. Ci sarebbero a questo punto tutte le premesse per il lancio del QE, nel corso della prossima riunione della Bce, in calendario il 22 gennaio.

Ma l’azionario europeo in generale scende dai massimi in cinque settimane, messo sotto pressione dal calo dei titoli energetici e delle società attive nel settore dell’estrazione.

“L’economia globale è al momento terribilmente sensibile a piccoli input relativi a fattori importanti, come i mercati valutari, i prezzi del petrolio e delle commodities – ha detto del corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg David Hussey, responsabile della divisione di azionario europeo presso Manulife Asset Management, da Londra – La gente è molto preoccupata per il rischio di deflazione e si chiede quando l’economia tornerà a crescere. Il mercato è estremamente confuso. E’ il nocciolo della questione in questo 2015, e ci sarà molta più volatilità”.

Così come a Wall Street relativamente all’indice VIX, anche il VStoxxs Index, che misura la volatilità delle azioni scambiate sull’indice europeo Euro Stoxx 50 Index, è in salito, e oggi è balzato fino a +5,5%. L’altro indice benchmark dell’azionario Ue, lo Stoxx 600, è in calo -2,6% rispetto al record in quasi sette anni testato lo scorso 5 dicembre.

Non ha aiutato certo Wall Street, in forte calo a causa anche della delusione per gli utili del colosso JP Morgan.

Le speculazioni su un imminente QE mettono l’Euro in recupero +0,25% contro il dollaro a $1,1802, dopo essere sceso fino a $1,1729, un livello che non si vedeva dal 2005. Rispetto al dollaro, la moneta unica si è avvicinata al valore che aveva al momento della sua nascita, nel 1999 (vedi grafico più sotto). Dollaro/yen -0,96% a JPY 116,76, euro/yen -0,71% a JPY 137,82. [ARTICLEIMAGE]

In ambito macro, in Eurozona la produzione industriale è cresciuta più del previsto in novembre, come non succedeva da maggio 2010. Il progresso dell’1,8% batte le attese. In Ue ripresa dell’1,5% dopo la contrazione dello 0,5% di ottobre.

La Banca Mondiale ha tagliato le stime di crescita globale, avvertendo che l’economia è troppo dipendente dall'”unico motore” della ripresa Usa. Riviste al ribasso le previsioni nel 2015 e 2016. Citate le performance sottotono di Giappone, Europa e alcuni Stati in via di Sviluppo. La notizia ha accentuato le perdite del rame, che è sceso ai minimi di 5 anni e mezzo.

In Francia l’inflazione è cresciuta appena +0,1% in dicembre rispetto a novembre e del +0,1% anche su anno.

Tornando al petrolio, i futures sul greggio Wti in lieve ripresa +0,13% a $45,95 al barile, Brent -0,60% a $46,31. Oro +0,32% a $1.238,30 l’oncia.

(DaC-Lna)