BofA vede bolla bond e flash crash Borse: come difendersi

21 Novembre 2017, di Daniele Chicca

Sono previsioni quasi apocalittiche quelle del Chief Investment Strategist di Bank of America Merrill Lynch, che in una nota diffusa ieri ha espresso la convinzione che il mercato azionario toccherà il picco della fase rialzista nella prima metà del 2018, prima di subire un calo repentino e improvviso, dalle fattezze di un flash crash dell’ordine di quelli visti nel 1987 (anno del “Black Monday“), 1994 e 1998.

Nella sua analisi Michael Hartnett dice di ritenere che i catalizzatori per gli asset finanziari maggiormente rischiosi, nel 2018 “saranno molto meno positivi rispetto al 2017”. La ragione è una ed è molto semplice, secondo lo strategist: la tendenza al posizionamento ribassista sulle Borse nel 2017 non sta rispettando quanto vorrebbe la logica.

Il mantra di mercato è “posizionarsi lunghi ora, non short“. Le prospettive per quanto riguarda gli utili aziendali sono buone, non cattive, e la politica monetaria mondiale ha raggiunto il massimo stimolo monetario possibile: “tutto questo significa che i ritorni da investimento nel 2018 saranno i più alti di questa fase” positiva per le Borse.

Le statistiche non depongono affatto a favore di una continuazione del rally anche nella seconda parte del 2018. Analizzando l’andamento dell’S&P 500, si scopre che il 22 agosto del 2018 il periodo di mercato rialzista delle Borse americane diventerà il più lungo della storia e il secondo di sempre una volta che l’indice allargato toccherà quota 2.863 punti.

Solo in tre occasioni in precedenza, negli ultimi 220 anni, le Borse Usa hanno fatto meglio dei corrispettivi mercati obbligazionari per sette anni consecutivi (vedi grafico sotto in cui si vede bene come l’ultima volta che è successo correva l’anno 1928 – quasi 90 anni fa).

Flash crash Borse nel 2018: come difendersi secondo BofA

In questo contesto sono due gli investimenti, uno rialzista e uno ribassista, che conviene fare, secondo lo strategist della banca. In previsione di un flash crash in stile 1987 nel giro di pochi mesi, che assottiglierà di migliaia di miliardi di dollari la capitalizzazione delle Borse, una scommessa vincente è sicuramente quella su un incremento della volatilità.

Come spesso capita in questi casi di sbalzi accentuati, il tempismo diventa fondamentale, anche perché le banche centrali faranno di tutto – anche tornare sui loro passi e iniettare nuova liquidità nel sistema – pur di cercare di impedire un crollo delle Borse. Nel 2017 la volatilità è scesa ai minimi di 50 anni, mentre quella nel mercato dei Bond ai minimi di 30 anni. I fondi comuni ETF finora hanno rappresentato il 70% degli scambi giornalieri globali e gli hedge fund quantitativi – che si basano su algoritmi complessi – sono più che raddoppiati dal 2009, raggiungendo quota 432 miliardi.

Ci sono tutti i presupposti per un capitombolo delle Borse. “È molto probabile che nella seconda parte del 2018”, quando le banche centrali avranno finito le cartucce delle loro misure di stimolo monetario straordinario, “assisteremo a un flash crash in stile 1987“. Secondo Hartnett il miglior modo di difendersi da una simile eventualità è di andare lunghi sui titoli a due anni del Tesoro Usa e shortare invece quelli della scadenza di riferimento (a dieci anni), andando lunghi sulle opzioni put sull’indice S&P 500 e lunghi sulle Borse russe.

Un ulteriore investimento che dovrebbe dare frutti a chi è convinto dalle previsioni di BofA è quello ribassista nel mercato creditizio. L’inflazione in ripresa, i livelli di debito aziendali in aumento e l’incremento della volatilità sui Bond, uniti alla fine dei programmi di Quantitative Easing, saranno tutti fattori che danneggeranno soprattutto i corporate bond.