Blair rovinato da Rapporto Chilcot, mentre Trump elogia Saddam Hussein

7 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

LONDRA (WSI) – La guerra mossa all’Iraq “è stata la decisione più sofferta che io abbia mai preso”. Risponde così l’ex premier britannico Tony Blair alle accuse mosse dal rapporto Chilcot  secondo cui l’invasione del Regno Unito dell’Iraq avvenuta nel 2003 “non era l’ultima opzione”. Come a dire, muovere guerra contro Saddam Hussein non era necessario.

Un duro colpo per l’ex inquilino di Downing Street che si è giustificato dicendo di aver preso la decisione di entrare in guerra contro l’Iraq “in buona fede”, ritenendo fosse il “miglior interesse del paese”. Secondo il rapporto di Sir Jhon Chilcot, la guerra contro Saddam minò “ l’autorità dell’Onu” e le azioni militari furono decise con l’ausilio di rapporti imperfetti dei servizi segreti, con piani di interventi definiti dallo stesso rapporto “inadeguati”. In sostanza secondo il rapporto, l’ex premier inglese presentò come certi dati e valutazioni in realtà “fallaci” sul fatto che Saddam possedesse armi di distruzione di massa, il motivo principe per cui il Regno Unito al fianco degli Stati Uniti mosse guerra. Inoltre la guerra a Saddam  ha provocato una reazione a catena terrificante come dice lo stesso Chilcot, aumentando il terrorismo.

“L’invasione britannica in Iraq nel 2003 fu una iattura e ha avuto conseguenze negative fino al giorno d’oggi: ha causato, a partire dal 2009, la morte di oltre 150mila iracheni, probabilmente molti di più, la gran parte civili. Più di un milione hanno dovuto lasciare le loro case (…) Se la guerra fosse stata giusta il Regno Unito avrebbe potuto essere (e dovuto essere) più preparato per gli accadimenti che seguirono (ndr: nonostante Blair fosse) stato messo in guardia con espliciti avvertimenti che un’azione militare avrebbe aumentato la minaccia di al-Qaeda al Regno Unito e agli interessi britannici. Era stato anche avvertito che un’invasione avrebbe potuto far finire le armi e le capacità militari irachene nelle mani dei terroristi”.

Risponde alle pesanti accuse lo stesso Tony Blair affermando:

“Non credo che la rimozione di Saddam Hussein sia la causa del terrorismo che vediamo oggi in Medioriente o altrove (…) il mondo era ed è un posto migliore senza Saddam Hussein”.

In merito al dittatore catturato dagli americani, condannato a morte dagli iracheni e ucciso nel 2006 ha parlato anche il candidato repubblicano in corsa alla Casa Bianca, Donald Trump. Se in passato il tycoon newyorchese ha avuto modo di sostenere che “il mondo sarebbe migliore se dittatori come Saddam Hussein e il libico Gheddafi fossero ancora al potere”, Trump oggi rincara la dose. Saddam? Un cattivo ragazzo davvero ( “A really bad guy”) dice, ma sapeva “far fuori” i terroristi”.

 “Uccideva i terroristi e lo faceva bene. Non leggeva loro i diritti: erano terroristi. Stop. Oggi l’Iraq è la Harvard del terrore. Vuoi essere un terrorista? Vai in Iraq. È come Harvard  (…) Gli Stati Uniti non avrebbero dovuto destabilizzare l’Iraq”.

Immediata la replica di Hillary Clinton la sua avversaria democratica alla Casa Bianca.

“Gli elogi di Trump a brutali dittatori sembrano non avere fine. Questi commenti dimostrano quanto sarebbe pericoloso averlo come comandante in capo”.