Big finanza Usa nel mirino del Senato: vantaggi sleali nel mercato delle materie prime

di Redazione Wall Street Italia
20 Novembre 2014 15:42

NEW YORK (WSI) – Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley, finiscono nel mirino del Senato Usa per aver sfruttato le varie operazioni di compravendita di uranio, di gestione di miniere di carbone, di magazzini per i metalli, di stoccaggio di alluminio per ottenere vantaggi commerciali sleali nel mercato delle commodity.

È quanto messo in evidenza da una rapporto pubblicato oggi dalla commissione d’inchiesta del Senato americano da cui emerge che i tre big bancari, insieme ad altri quattro soggetti finanziari non identificati, hanno eroso la linea che separa le attività bancarie da quelle commerciali a scapito dei consumatori e del sistema finanziario.

Nel corso degli ultimi 10 anni, le tre banche sarebbero diventati i maggiori soggetti finanziari attivi nel mercato delle materie prime, grazie alle varie operazioni di compravendita di uranio, di gestione di miniere di carbone, di magazzini per i metalli, di stoccaggio di alluminio e rame sarebbero – secondo il rapporto pubblicato oggi. Tali aziende avrebbero fornito alle banche l’accesso a informazioni riservate per trarne vantaggio in operazioni di trading.

Dalla stessa analisi, viene inoltre messo in evidenza che il coinvolgimento di Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley nel mercato delle materie prime fisiche ha messo le tre banche in una posizione tanto vulnerabile quanto quella del colosso petrolifero BP, al centro di cause legali e di multe miliardarie come risultato della “Marea nera” di greggio che si riversò nel 2010 nel Golfo del Messico in seguito all’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. (MT)