Bernanke difende Fed e ammette: “ho agito per salvare ricchi pensionati”

30 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Bernanke è tornato a parlare e lo fa per difendere l’operato della Federal Reserve e delle banche centrali di tutto il mondo che stanno inondando il sistema finanziario di nuovo denaro, drogando i mercati.

Stavolta lo ha fatto non da presidente della banca centrale della prima potenza economica al mondo, ma reinventandosi come blogger del sito Brookings.edu.

“Quando ero presidente, più di un parlamentare ha accusato me e i miei colleghi del braccio monetario della Fed di ‘gettare sotto una macchina’ (per usare le parole di un senatore) i pensionati con le politiche di tassi bassi”.

“I politici erano preoccupati che i pensionati fossero costretti a dipendere dai loro risparmi per vivere e ottenere in cambio rendimenti molto bassi” dai loro fondi pensione e altri investimenti.

L’ex chairman della Federal Reserve, in poche parole, ammette tra le righe di aver agito anche per aiutare i ricconi del paese: “Ero anch’io preoccupato per quegli anziani”. Ovvero i Warren Buffett di turno che avevano e hanno tuttora investito decine di miliardi in un sistema finanziario che rischiava di finire insolvente da un giorno all’altro se Bernanke non fosse intervenuto per salvarlo con le sue misure straordinarie di accomodamento monetario.

“Ma se l’obiettivo era quello di permettere ai pensionati di godere di alti ritorni da investimento, se la Fed avesse alzato i tassi troppo presto avrebbe fatto la cosa sbagliata”.

In un sistema capitalistico classico si lasciano fallire aziende e sistemi che non funzionano. Nel caso delle banche too-big-to-fail il sistema finanziario nella sua interezza è stato salvato alle spese dei contribuenti americani, con misure ultra accomodanti che hanno generato bolle di asset e continuano a generarle ancora oggi.

Nel suo post, il primo da quando ha lasciato l’incarico da presidente della Fed, Bernanke difende a spada tratta la banca centrale per la quale ha lavorato, accusando i critici di fare di tutto per far saltare in aria l’economia, spiegando perché i tassi sono così bassi e quali sono le implicazioni per l’economia di tale contesto.

Per Bernanke il costo del denaro non è così basso unicamente per le misure intraprese dalla Fed. “Le conseguenze a lungo termine del QE destabilizzeranno per sempre gli standard di vita di intere generazioni, creando la falsa illusione che un periodo di prosperità sta tornando”, ha deto il CIO di Guggenheim, Scott Minerd nel fine settimana.

Bernanke sembra rispondere direttamente a Minerd quando cerca di giustificare le azioni dei banchieri centrali del mondo industrializzato. “Se chiedi a una persona in strada perché i tassi di interesse sono così bassi, la sua risposta sarebbe probabilmente che la Fed gli mantiene bassi. Ma è vero solo in minima parte”.

Nell’affermarlo, Bernanke introduce il conetto di equilibrio dei tassi di interesse reali. In pratica secondo l’ex banchiere centrale “i tassi sono determinati da una vasta serie di fattori economici, tra cui le prospettive di crescita”. Anche le spese pubbliche e le tasse imposte dal governo influenzando l’andamento dei tassi guida.

“In un’economia debole ma in ripresa come quella degli anni passati i tassi di interesse reali sono stati estremamente bassi, probabilmente negativi”. Una stretta monetaria prematura avrebbe perciò con ogni probabilità porta dopo breve tempo a un rallentamento economico e di conseguenza a bassi ritorni dagli investimenti sui mercati di capitali”. La Fed sarebbe capitolata e si sarebbe vista costretta a tornare a ridurre i tassi di interesse. È la storia a insegnarcelo, secondo il banchiere.

Bernanke fa bene a cercare di difendere le ragioni per le quali ha agito per rispondere a una crisi senza precedenti, quello che si dimentica di dire è che la strategia di Greenspan, Bernanke e ora Yellen e Draghi è quella di gonfiare bolle e sostituire il vuoto creato successivamente da un’altra bolla, portando a un’interruzione totale delle attività economiche e un mondo in cui le banche centrali devono monetizzare tutte le emissioni proveienti dal mondo industrializzato.

Fonte: Brookings

(DaC)