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Berlusconi: Fini si e’ venduto alla magistratura

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(WSI) – La goccia che fa traboccare il vaso arriva poco dopo mezzogiorno, quando Fini accoglie la richiesta di Pd, Idv e Udc – con parere contrario di Pdl e Lega – di calendarizzare già per mercoledì la mozione di sfiducia al sottosegretario Cosentino. Per Berlusconi è solo l’ennesimo atto di guerra, la dimostrazione – dirà nelle riunioni che seguiranno durante tutta la giornata – che l’ex leader di An si è ormai venduto alla magistratura, al punto dall’aver deciso di fare la fronda al ddl intercettazioni solo per ingraziarsi alcune procure.

D’altra parte, è il senso dei ragionamenti del Cavaliere, in questo modo si tutela anche da eventuali rischi, visto che con un avvocato difensore come Bocchino non c’è da stare tranquilli. Ed è solo per questo, così la pensano a Palazzo Chigi, che Fini ha deciso da tempo di soffiare sul fuoco del giustizialismo come negli anni di Tangentopoli. Lo ha fatto prima con Scajola e Brancher, ora con Cosentino e domani toccherà a Verdini.

Convinzioni che di fatto sono tra le righe della nota con cui il sottosegretario all’Economia annuncia le sue dimissioni, un comunicato scritto a quattro mani con il premier. «Risibile che Fini voglia far passare le sue decisioni come frutto di una tensione morale verso la legalità – dice Cosentino – quando si tratta solo di un tentativo di ottenere il potere nel partito tramite Bocchino».

Ed è anche questa la ragione per cui alla fine Cosentino lascia sì il governo – disinnescando la mozione di sfiducia – ma resta coordinatore della Campania. Per preparare la guerra sul territorio a Bocchino ma anche per non aprire la partita della successione. Che avrebbe voluto giocare Fini (puntando magari su Viespoli) ma che pare non avrebbero disdegnato neanche La Russa e Gasparri, convinti della necessità di un cambio di passo. Non è un caso che, seppur smentite, si susseguano le voci su un possibile cambio in corsa magari fra qualche mese (con la deputata del Pdl De Girolamo data per favorita alla successione anche se, secondo alcuni, in lizza anche per la poltrona di sottosegretario).

Durante la riunione a Palazzo Chigi – presenti Verdini, La Russa, Cicchitto, Quagliariello e Cosentino – Berlusconi decide poi di rinnovare la fiducia al coordinatore coinvolto nell’inchiesta eolico-P3. Verdini, dunque, non si dimetterà perché aprire in questo momento un giro di poltrone ai vertici del partito sarebbe solo l’ennesimo elemento di instabilità. Al quale si aggiunge la situazione del Piemonte, dove oggi il Tar si riunirà una seconda volta per valutare i ricorsi che potrebbero perfino portare all’annullamento del voto.

Troppa carne al fuoco, insomma. Compreso il ddl intercettazioni su cui nonostante le modifiche sembra che il Quirinale avanzi ancora dubbi. Tanto che Berlusconi avrebbe anche ipotizzato uno strappo con il Colle, un po’ perché il testo è ormai secondo il premier del tutto inutile e un po’ perché si fa sempre più strada la sensazione di un gioco di sponda tra Quirinale e presidenza della Camera. Anche di questo si parla fino a tarda sera in una riunione con i capigruppo del Pdl, il ministro Alfano e Ghedini.

Di certo c’è che la giornata – se mai fosse ancora possibile – segna un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Berlusconi e Fini. Con il Cavaliere sempre più deciso allo showdown, tanto che il vicepresidente dei deputati Napoli invita a «trovare un accordo o arrivare alla rottura definitiva senza perdere un’ora di più».

Anche per questo il premier ha deciso di commissariare le vacanze di tutti i big del Pdl, cosa di cui si sono lamentate tutte le consorti alla cena di compleanno della moglie di Cicchitto che si è tenuta qualche sera fa a Palazzo delle Esposizioni. Perché ad agosto è in programma una sorta di conclave del Pdl che potrebbe tenersi a Villa Certosa o nella nuova residenza romana di Tor Crescenza, affittata per ben quattro anni e nella quale il premier sarebbe tentato di trasferirsi armi e bagagli non solo d’estate.

Lì si tireranno le somme anche delle frizioni interne, in particolare quella tra Liberamente di Frattini, Gelmini e Carfagna a cui si oppongono Schifani, La Russa, Verdini, Alfano, Cicchitto e Gasparri. Senza che sul piatto ci sia alcuna ipotesi di coordinatore unico. Lo schema dei tre triumviri è infatti nero su bianco sullo statuto del Pdl e per superarlo serve niente meno che un congresso. Oppure un nuovo predellino.

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