Beffa mutui Barclays: non se ne parla. E governo snobba appelli

19 Agosto 2016, di Laura Naka Antonelli

Mutui fondiari in euro a tasso variabile indicizzati al franco svizzero, erogati dal colosso bancario Barclays: mutui che hanno fatto diverse vittime, in termini di solidi e risparmi falciati: ma giustizia è stata fatta?

Non secondo Sheila Meneghetti, fondatrice e vicepresidente di Tuconfin, la prima associazione per la tutela dei consumatori finanziari vittime di questa tipologia di mutui.

Già interpellata da Wall Street Italia dopo un articolo in cui Barclays si difendeva , Meneghetti aveva commentato: “Se è vero che non c’è criticità nel prodotto (come dichiarano in prima pagina e anche nel vostro articolo) perché nel 2011 lo hanno ritirato dal mercato?”.

Ma la speranza, per lei come per tutti i consumatori beffati dai suddetti mutui, era che almeno il governo italiano facesse sentire la sua voce, desse un chiaro segnale ai mutuatari, insomma li sostenesse. Invece, una risposta che arriva un mese dopo l’interpellanza presentata al ministero dell’economia e delle Finanze, che sembra scritta di getto.

Ecco il contratto che sconfessa il mutuo di Barclays

La risposta del governo: irrogate sanzioni amministrative

Il senatore del Pd Felice Casson aveva presentato insieme ad altri, lo scorso 23 giugno del 2016, una interpellanza al Ministero delle Finanze (come si legge nello stesso sito di Infoparlamento.it). La risposta del governo?

E’ arrivata martedì 26 luglio, attraverso l’intervento del vice ministro dell’economia e delle Finanze Casero, che ha così risposto all’interpellanza di Casson:

Il vice ministro Casero riferisce che nel corso di accertamenti ispettivi condotti dalla Banca d’Italia nel 2012 presso la succursale italiana della banca Barclays era emersa, tra l’altro, la scarsa comprensibilità per la clientela della formula contrattuale di indicizzazione relativa al prodotto commercializzato dall’intermediario. In esito a tali accertamenti sono state irrogate sanzioni amministrative nei confronti del direttore generale e del chief executive office della divisione retail e business banking in carica all’epoca dei fatti, anche per l’inosservanza della normativa di trasparenza. (…) Più di recente la banca ha rappresentato di avere proposto ai mutuatari alcune soluzioni volte a contenere gli effetti negativi derivanti dall’applicazione, nell’attuale contesto valutario, del meccanismo di indicizzazione dei mutui in questione”.

E ancora:

“La tematica dei mutui indicizzati al franco svizzero è stata portata all’attenzione anche dell’Arbitro Bancario Finanziario, che dall’ottobre del 2009 al 31 dicembre 2015 ha adottato 34 decisioni relativamente ai mutui Barclays; in 6 casi l’intermediario è stato inadempiente. Conformemente a quanto previsto dalla relativa disciplina, le decisioni a cui l’intermediario non ha dato seguito sono state pubblicate sul sito internet dell’Arbitro Bancario Finanziario.

Ma l’associazione dei mutuatari traditi non ci sta

Così Meneghetti in una email inviata oggi a Wall Street Italia:

“Al Governo abbiamo posto delle domande ben specifiche, inerenti anche al possibile intervento dello Stato, ma la risposta, seppur utile, non mi fraintenda, è a dir poco spiazzante. In pratica dal 2012 Bankitalia sapeva che esistevano problemi legati a questa tipologia di mutui, ma non ha detto nulla. Sul web non si fa menzione di questa azione e inoltre è dal 2010 che, Banca d’Italia, tramite il proprio organo di mediazione, l’Arbitrato Bancario Finanziario, tratta l’argomento con decisioni inizialmente più pro-banca che del mutuatario.

“Oggi la situazione è totalmente diversa. Le decisioni sono tutte in favore del mutuatario, ma non essendo vincolanti per la banca, per noi non restano che le cause, che guarda caso hanno avuto inizio nel 2013. Inoltre, se le contiamo, sono 45 e non 34 come indicato nella risposta all’interpellanza. E le 6 decisioni dove la banca risulta inadempiente sono proprio quelle più importanti. Quelle del collegio di coordinamento, quelle che rendono nullo l’articolo relativo alla rivalutazione monetaria applicata in fase di estinzione anticipata (e di conversione) del mutuo. Inoltre, la disciplina relativa alle inadempienze prevede la pubblicazione sul sito dell’ABF, sul sito della Banca d’Italia e la pubblicazione su due testate di portata nazionale (ma non vi è traccia né sul web e né nella risposta scritta del Governo).

La beffa: “non consiglierei mai di sottoscrivere un mutuo del genere. E’ pericoloso

Continua il vicepresidente di Tuconfin.

“La mia azione (come mutuataria) racchiude tutto il controsenso che questa risposta contiene:

  • Nel 2007, grazie alla mancanza di trasparenza, mi trovo ad accettare e sottoscrivere un mutuo che non consiglierei MAI a delle famiglie per la pericolosità nascosta al suo interno.
  • Nel dicembre 2010 scopro la verità sul mio REALE debito, in seguito ad una richiesta di surroga, e prima di iniziare una causa legale decido, nel 2011, di rivolgermi proprio a Banca d’Italia e all’ABF,
  • Nel 2012, finalmente, ottengo la loro risposta con la quale si accerta nuovamente la mancanza di trasparenza del contratto e da questo, con Franca Berno, mutuataria e presidente Tuconfin e l’avv. Bertinelli, abbiamo iniziato ad organizzare tutte le mediazioni collettive finite nel nulla poiché la banca non si è mai resa disponibile a trattare.
  • Nel 2013 parte la prima causa comune, incentrata principalmente sulla mancanza di trasparenza, e ad oggi, 2016, nonostante tutti gli elementi favorevoli raccolti, non siamo ancora arrivati ad una sentenza.
  • Proprio per poter essere ascoltati e aiutare altre famiglie ancora ignare del problema, abbiamo fatto nascere, Tuconfin, la prima associazione per la tutela dei consumatori finanziari vittime di questa tipologia di mutui, ed è grazie a questo che ora arriviamo a scoprire tutti questi preziosi elementi a sostegno delle nostre “lamentele”.

Le istituzioni sapevano, ma non hanno aiutato le famiglie lese

“Le istituzioni di controllo sapevano che esisteva un problema eppure, multa a parte, non hanno chiesto soluzioni per le famiglie lese e nel 2011 questo prodotto era già stato tolto dal mercato da parte di Barclays Bank… Perciò per una banca, ricca e importante come Barclays Bank, una mera multa, può obbligarla a rispettare le norme? Direi che saldato il debito, il guadagno rimane e al consumatore non resta che trovare la forza e il denaro per affrontare una causa civile. Ovviamente finché non ci sarà una sentenza, nessuna delle parti in causa potrà dichiararsi vittoriosa, ma se raccogliamo tutti gli elementi di prova, e in questo caso si trattano di dichiarazioni provenienti dal Ministero delle Finanze, qualche affermazione certa sulla mancanza di trasparenza possiamo farla.

Non è cambiato nulla: chi non ha estinto il mutuo è nei guai

Prosegue la testimonianza di Meneghetti:

“Come dicevo, per noi, non è cambiato nulla. Abbiamo preso conoscenza sul reale funzionamento del mutuo, abbiamo appurato la nostra ragione sulla mancanza di trasparenza, ma il mutuo, per il momento, rimane quello. Chi non riesce ad estinguere, deve continuare a pagare e a stringere i denti, sperando che un giorno il mercato cambi, e chi ha già estinto dovrà attendere ancora prima di vedersi risarcire. Ora la banca si difende dichiarando che:

  • ha inviato delle informative nel 2013 e nel 2015. In ogni caso tardive, se si pensa che il contratto, ormai, è in corso da anni. (Il danno è già stato fatto…)
  • seppur il prodotto non presenta criticità (?!), ha preparato delle (pseudo) proposte, obbligando, in caso di accettazione, il mutuatario ad una rinuncia su cause passate, presenti e future. (La beffa della banca…)
  • Ma se esistono decisioni che dichiarano la nullità della clausola, ordinanze del tribunale che affermano la mancanza di trasparenza e addirittura multe dagli organi di vigilanza per lo stesso motivo, perché dovremmo accettare rinunce sui nostri diritti quando nessuna proposta annulla il debito occulto generato da questo contratto? Perché, per lo stesso motivo, gli organi di vigilanza, lo Stato, e/o il Tribunale faticano a fare interventi definitivi? A cosa servono le multe se poi non servono nel concreto ad ottenere giustizia? O meglio, ad accelerare il corso degli eventi?
  • Ma allora le regole valgono solo per il consumatore?

Mutuatari lesi: attendiamo risposte da Barclays, ABI, Consob, Bankitalia

Meneghetti conclude:

“Lo vediamo ancora una volta dalla risposta data all’interpellanza. Non si fa alcuna menzione su un loro possibile intervento. Si fa solo presente che con il Decreto legislativo n. 72 del 21 aprile 2016, di attuazione della Direttiva 2014/17/UE in materia di credito ipotecario, sono state introdotte specifiche previsioni volte a rafforzare la tutela dei consumatori sottoscrittori di finanziamenti denominati in valuta estera (art. 120-quaterdecies del decreto legislativo n. 385 del 1° settembre 1993 – Testo Unico Bancario). Benissimo, le norme a tutela dei consumatori servono sempre per impedire il ripetersi di situazioni future spiacevoli come la nostra. Ma nel frattempo, dato che non è retroattiva, noi come veniamo tutelati? Per concludere, nella risposta, si specifica che il Ministero della Giustizia ha comunicato l’assenza di procedimenti penali presso le procure di Torino, Milano e Roma. La nostra denuncia è relativa alla mancanza di trasparenza contenuta in un contratto di mutuo. Pertanto riguarda causecivili. Credono che dietro a tutto questo ci sia la truffa? Perché allora il ministero della giustizia non interviene direttamente? Delusione questa che viene corrisposta anche dall’On. Ricchiuti, Pd (si veda suo intervento del 26.07). (La beffa del Governo…) Tuttavia, Noi la speranza non la perdiamo mai e siamo certi che continuando a denunciare la situazione le cose cambieranno. Nel frattempo attendiamo le risposte alle nostre ulteriori richieste di chiarezza da parte di Barclays Bank, Banca d’Italia, Abi, CONSOB e AGCM.

Estratti dell’interpellanza di Casson: Da Barclays no rispetto regole

Così si legge nell’interpellanza dell’onorevole Casson, presentata lo scorso 23 giugno, a cui il ministero delle Finanze si è degnato di rispondere un mese dopo. Casson, insieme ad altri, aveva presentato diverse richieste per tutelare la posizione dei mutuatari, che rimane tuttora snobbata. Ne riportiamo qualche estratto:

“Nei contratti di di cui si tratta, poi, la Barclays ha applicato dei tassi di cambio convenzionali, maggiorandoli già di qualche punto percentuale rispetto a quelli effettivi del giorno, aspetto che ha fatto sì che la banca avesse già una rivalutazione monetaria in suo favore al momento della firma del contratto; tutto ciò ha causato una gravosa situazione economica per migliaia di famiglie italiane che hanno stipulato contratti di mutuo in euro indicizzato al franco svizzero, nella convinzione di pagare solo rate mensili più accessibili grazie al tasso di interesse più basso rispetto a quello di mercato.

Nell’interpellanza si legge che:

“Barclays non avrebbe rispettato le regole basilari in materia di trasparenza bancaria, tra l’altro impedendo a chi ha sottoscritto questa tipologia di mutuo di estinguerlo in anticipo, viste le cifre spropositate che i mutuatari dovrebbero versare”.

Casson ricorda che “il consumatore non sempre è un esperto in materia e, a detta dei mutuatari, neppure i funzionari stessi della Barclays erano informati sull’intero contenuto dei mutui”. Ancora, Casson fa notare come lo stesso corpus legislativo sia abbastanza chiaro in materia, laddove, si legge ancora nell’interpellanza:

“Ai sensi dell’art. 116 del testo unico bancario di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993: “Le banche e gli intermediari finanziari rendono noti in modo chiaro ai clienti i tassi di interesse, i prezzi e le altre condizioni economiche relative alle operazioni e ai servizi offerti, ivi compresi gli interessi di mora e le valute applicate per l’imputazione degli interessi”; maggiormente prima di vendere un prodotto ad “alto rischio” gli intermediari e le banche si devono prodigare nell’informare il cliente secondo le norme per la trasparenza bancaria”. Partendo da tale presupposto, “se i mutuatari fossero stati resi a conoscenza del vero meccanismo del mutuo, non avrebbero firmato con un tasso convenzionale maggiorato o avrebbero monitorato la situazione optando per la conversione del mutuo nel momento stesso in cui i tassi di cambio hanno iniziato a scendere, evitando così rivalutazioni monetarie dalle cifre astronomiche. A ulteriore prova che i mutuatari non erano a conoscenza di tale meccanismo è il semplice fatto che le lamentele (cause) sono partite soltanto dopo aver richiesto i conteggi di estinzione e mai prima, in quanto tale rivalutazione incide anche sulle rate mensili del mutuo”.

L’appello per aiutare i mutuatari, che sarà praticamente snobbati

E dunque, rivolgendosi al Ministero delle Finanze, l’interpellanza concludeva.

“Si chiede di sapere:

  • se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della pendenza di diversi procedimenti giudiziali in corso davanti ai tribunali d’Italia finalizzati ad accertare il comportamento illegittimo della Barclays bank Plc sulla vendita del prodotto mutuo fondiario in euro indicizzato al franco svizzero;
  • se sia a conoscenza della grave situazione economica in cui versano le molte famiglie italiane coinvolte nel mutuo indicizzato al franco svizzero;
  • quali iniziative di competenza intenda assumere nei confronti della banca o di tutti gli istituti di credito in favore dei cittadini in qualità di consumatori e mutuatari;
  • se ritenga opportuno, assunti il mancato rispetto della trasparenza bancaria, la mancata tutela dell’utente e il mancato rispetto delle norme finanziarie, convocare urgentemente il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, competente tra l’altro sull’alta vigilanza in materia di credito e di tutela del risparmio, al fine di individuare, con l’ausilio e di intesa con le autorità di vigilanza, tutte le misure ritenute più adeguate a fronteggiare al meglio la situazione;
  • se risulti che siano state espletate da parte degli organismi preposti alla vigilanza le attività necessarie a garantire la trasparenza, la completezza e la correttezza dell’informazione dei contratti di mutuo, così permettendo di salvaguardare, nel caso di specie, gli interessi delle famiglie coinvolte.