Bce: politica tassi negativi non si tocca, per ora

8 Aprile 2019, di Daniele Chicca

In vista del Super Mercoledì che vedrà tra gli appuntamenti chiave di giornata la riunione della Bce, alcune fonti interne all’istituto di Francoforte hanno riferito a Bloomberg che la banca centrale valuterà attentamente e con calm,a se rivedere o meno la politica dei tassi negativi.

Anche se Mario Draghi ha fatto cenno a una simile possibilità, l’ipotesi non è ancora stata discussa concretamente. Da quando Draghi ha dichiarato che la politica potrebbe essere rivista, nessuno in seno al board della Bce ne ha parlato. Serve infatti più tempo per attuare una strategia su cui ci sia l’unanimità di intenti.

Bce, per ora prevale la linea accomodante

Non c’è fretta di adottare cambiamenti in un momento alquanto delicato per il futuro dell’economia dell’area euro, con l’industria e le esportazioni della Germania in crisi e le incertezze sui rapporti con il Regno Unito che consigliano un approccio prudente.

Draghi non è il solo membro della Bce ad aver discusso dell’argomento pubblicamente. Il banchiere olandese Klaas Knot ha detto che la Bce dovrebbe lasciare dove sono i tassi sui depositi, fermi al meno 0,4%. Significa che le banche devono pagare per parcheggiare soldi presso i forzieri di Francoforte.

Secondo Peter Praet, economista belga membro del board della Bce, la banca ha bisogno di una motivazione di politica monetaria valida per alzare i tassi di deposito, mentre il falco Ewald Nowotny sostiene che in questo frangente avrebbe senso ridurre l’impatto dei tassi negativi.

Tenere a freno euro ha effetti benefici sull’export

La Bce ha assunto un atteggiamento da colomba dopo che Draghi ha varato un terzo round di TLTRO. E il deterioramento dell’euro sui mercati sta venendo in aiuto della Bce, concedendo maggiore tempo alle autorità per decidere quanto morbide devono ancora essere le politiche monetarie.

Alla luce degli ultimi dati macro, è chiaro che l’economia in Eurozona sta decelerando in fretta. Le nazioni che dipendono dall’export sono quelle che stanno soffrendo maggiormente e una moneta debole in questo senso può dare una mano. “Se l’area vuole sperare in una ripresa sostenuta, la moneta unica deve rimanere in area 1,25 dollari”, scrive l’agenzia newyorchese.

Il rallentamento dell’economia nell’ultimo anno di tempo può essere attribuito in parte alla moneta forte durante il 2017 e la prima parte del 2018. Le aspettative sono per un’estensione delle misure di stimolo monetario oltre la data prevista, anche per mettere un freno alla moneta unica, che ha effetti benefici sulle esportazioni.