Bce: stress test superato per 86 banche, ma la guardia rimane alta

28 Luglio 2020, di Alberto Battaglia

I risultati degli stress test condotti dalla Bce hanno mostrato come le 86 maggiori banche dell’Eurozona siano in una posizione di sicurezza di fronte ai contraccolpi economici della crisi-Covid. L’allerta, tuttavia, rimane alta.

Il presidente dell’organo di vigilanza dell’Eurotower, Andrea Enria, ha affermato che “il settore bancario è in una posizione molto forte per sostenere lo shock senza precedenti”, aggiungendo, però, che in caso di peggioramento delle condizioni economiche alcune banche “affronterebbero delle difficoltà nel mantenere i propri livelli minimi di capitale” al di sopra delle soglie di sicurezza stabilite dalla normativa.

Anche in questo senso può essere letta la richiesta, annunciata in un differente comunicato della Bce, di bloccare l’erogazione dei dividendi per le società bancarie fino al gennaio 2021.

Stress test: gli scenari simulati

Lo stress test della Banca centrale europea ha simulato due differenti scenari. Il primo ha seguito la previsione-base sulla contrazione del Pil, che per quest’anno dovrebbe cedere, nell’Eurozona, l’8,7%. La seconda simulazione, più dura, si è basata su un calo della produzione pari al 12,6%. Nel primo caso, il più probabile, le banche vedrebbero calare, in media, il loro coefficiente di solidità patrimoniale Cet1 di 1,9 punti. Nel secondo il crollo del cuscinetto di capitale, importante per garantire la solvibilità degli istituti, cederebbe 5,7 punti percentuali. Gli istituti dell’Eurozona possono contare, al momento, su un Cet1 intorno al 15%.
“In quest’ultimo scenario, molte banche dovrebbero intervenire per mantenere l’aderenza ai requisiti minimi di capitale, ma nel complesso la mancanza rimarrebbe contenuta”, ha rassicurato la Bce nel suo comunicato.
Appena qualche giorno fa il vicepresidente della Bce, Luis De Guindos, aveva anticipato che i risultati degli stress test avrebbero mostrato la sicurezza del sistema bancario anche in un’economia destinata a perdere circa 9 punti di Pil. Allo stesso tempo, aveva ammonito De Guindos, la distribuzione dei dividendi dovrebbe essere prudente in quanto “i profitti bancari non dovrebbero essere usati” per remunerare gli azionisti, “ma per supportare ulteriormente il credito”. Una linea che, alla fine, è stata resa vincolante ancora per sei mesi.