Un falco alla guida della Bce: le conseguenze per l’Italia

31 Maggio 2019, di Alberto Battaglia

Le possibilità che nuovo presidente della Banca centrale europea sia orientamento più conservatore rispetto all’uscente Mario Draghi sono elevatissime. Nelle ultime ore, si discute sempre più della possibilità che l’incarico possa andare al “falco” più temuto: Jens Weidmann, attuale presidente della Bundesbank.

Le indiscrezioni sarebbero giustificate della contrarietà dei liberali (ALDE) guidati dal presidente francese Emmanuel Macron nei riguardi del candidato di punta del Ppe, Manfred Weber, come legittimo presidente incaricato della futura Commissione europea. Nonostante il gruppo guidato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel risulti ancora il più votato d’Europa, sarà essenziale raggiungere un accordo più largo rispetto al consueto tandem composto da S&D e Ppe.

Se dovesse saltare l’agibilità di Weber, è possibile che l’altra carica di peso, la presidenza della banca centrale, possa essere assegnata a un tedesco. Del resto dopo un francese, Trichet, e un italiano, Draghi, ci si potrebbe attendere un ritorno della carica in territorio tedesco.

Weidmann o un falco alla Bce sfavorerebbe Btp

Che si tratti di Weidmann, o, di un altro uomo del Nord Europa come il finlandese Olli Rehn, l’interpretazione del mercato sarebbe comunque la stessa: un più deciso ritorno alla normalizzazione della politica monetaria. Non sarebbe questa una notizia favorevole al contenimento dei rendimenti per i titoli dell’Europa periferica, a partire da quelli italiani, i BTp.

L’elezione di Weidmann, inoltre, instillerebbe ulteriori dubbi sulla prontezza dei riflessi della Bce in caso di scenari di crisi. Il presidente della Bundesbank, infatti, si era pronunciato in modo assai critico rispetto “all’arma finale” annunciata da Draghi per contenere le speculazioni contro i membri dell’Eurozona: le Omt.

Con questo strumento, la Bce si impegna a fare “tutto il necessario” per preservare l’integrità dell’euro (evitando uscite traumatiche). Con Weidmann, insomma, il rischio ridenominazione potrebbe diventare più oneroso.

Sarebbe una semplificazione eccessiva, tuttavia, dire che il cambio alla guida della Bce, da solo, ribalti nettamente gli equilibri del consiglio: “le decisioni della Bce”, come ha ricordato Donatella Principe, head of product presso Fidelity, “sono collegiali e non di esclusiva pertinenza del suo presidente”.