Europee: il programma di Manfred Weber, futuro presidente Commissione Ue

22 Maggio 2019, di Daniele Chicca

Alle prossime elezioni europee, stando ai sondaggi il Partito popolare europeo (PPE) dovrebbe confermarsi come il più votato d’Europa. Significa che sarà la formazione dei conservatori europeisti a indicare l’uomo da nominare al vertice della Commissione Europea.

Il leader della lista è il 46 enne Manfred Weber, eurodeputato tedesco del piccolo partito bavarese CSU, alleato di governo della CDU di Angela Merkel. Se l’esito del voto del 23-26 maggio sarà lo stesso indicato dalle ultime rilevazioni (in Italia i sondaggi sono vietati a partire da due settimane dal voto, ma in altri paesi sonno ancora permessi), sarà lui il successore di Jean-Claude Juncker.

Weber, una carriera politica confinata in Europa

Sebbene il futuro leader dell’organo esecutivo dell’Unione Europea si è classificato secondo tra i candidati più “riconoscibili” in  un sondaggio condotto di recente, in Italia e anche nel resto d’Europa è un mezzo sconosciuto. Nemmeno per l’elettorato tedesco è una figura politica molto nota, visto che non ha mai ricoperto ruoli di spicco. Vale la pena dunque esaminare quali sono la sua ideologia e il suo trascorso politico.

Per quando riguarda il secondo punto, Weber può essere considerato un politico europeo di lungo corso. In qualità di membro del PPE dal 2004, nominato a novembre 2018 dai membri del suo gruppo come candidato (Spitzenkandidat, che in tedesco significa letteralmente “i candidati-guida”) per prendere la testa della Commissione Europea, la carriera politica di Weber è stata per lo più confinata ai seggi e corridoi delle istituzioni europee.

Non ha avuto mandati sul piano nazionale e per questo non è troppo famoso nemmeno in patria. Non si può certamente definire un poliglotta (parla correntemente tedesco e inglese) e non ha la statura e caratura politica dei suoi predecessori, i quali hanno tutti guidato il proprio paese di appartenenza o ricoperto almeno la carica di ministro (Juncker in Lussemburgo, José Manuel Barroso in Portogallo, Romano Prodi in Italia, Manuel Marìn in Spagna, Jacques Delors in Francia, il tedesco Walter Hallstein).

Le ultime proiezioni indicano questa come distribuzione dei seggi del' Europarlamento dopo le europee: il PPE di Weber è in testa (fonte: Politico)

La posizione di Weber e PPE su immigrazione ed economia

Durante un comizio a Monaco di Baviera, i primi di giugno del 2018, Weber ha espresso una linea dura sull’immigrazione, da conciliare con il sostegno al rigore di bilancio. Weber, che è stato presidente del gruppo dei popolari, annovera fra le sue battaglie passate anche quella per l’Interrail gratuito per chi ha compiuto i 18 anni.

Sull’Economia il partito popolare da lui guidato osserva che “l’austerità di bilancio non è un capriccio. Ridurre la spesa pubblica non necessaria rappresenta una condizione per stimolare la crescita economica e gli investimenti. Le scorciatoie proposte dai gruppi politici di sinistra espongono solo la nostra economia a un rischio maggiore di recessione sempre più lunga”.

Sul piano geopolitico e diplomatico, il partito dice che per assumere un ruolo di leadership globale su questioni di politica estera, l’Unione europea, deve continuare a rafforzare la capacità di parlare con una sola voce, passando dal voto unanime a quello a maggioranza sulle questioni di politica estera”.

Sistema di elezione controverso: si rischia il caos

Il presidente francese Emmanuel Macron ha rivelato al suo entourage che non vorrebbe che fosse automaticamente Weber a essere nominato. “Bisogna evitare che un solo partito del Parlamento europeo imponga la sua volontà, questa automaticità non ha senso” e a dire il vero non è nemmeno prevista dal regolamento.

Il sistema di elezione del “Spitzenkandidat”, che ha esordito nel 2014 con l’elezione di Juncker, prevede che il partito vincitore delle elezioni europee proponga per primo al Parlamento un candidato alla presidenza della Commissione. Ma non prevede che automaticamente sia il leader della lista a essere eletto.

Il candidato deve a quel punto essere eletto dalla maggioranza qualificata del nuovo Parlamento europeo (su proposto del Consiglio, che è l’organo composto dai leader degli Stati membri). L’entourage del presidente francese vorrebbe che la scelta degli eurodeputati sia il frutto di una collaborazione costruttiva tra gli Stati Membri, che si riuniranno per la prima volta il 28 maggio.

Tra i candidati più probabili alla successione di Juncker, che va scelto i primi di novembre, ci sono anche Bas Eickhout e Ska Keller (in ticket per i Verdi Europei), l’olandese Frans Timmermans (dei socialisti del PSE) e l’attuale commissaria europea alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager (della lista dei Liberali centristi dell’ALDE).