Economia

BCE in modalità “wait and see”, le attese per la riunione di oggi

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Dopo la Fed, oggi è il giorno della Bce che si riunione per l’ultima volta nel 2021. Alla luce dei nuovi rischi relativi alla quarta ondata di Covid-19 per la variante Omicron, delle crescenti restrizioni nelle principali economie europee per ridurre la pressione sui loro sistemi sanitari e del forte aumento dell’inflazione fino a quasi il 5% a novembre, gli analisti si aspettano che che la maggioranza dei membri del Consiglio Direttivo scelga di adottare un approccio “wait and see” prima di annunciare qualsiasi piano definitivo sulle prossime mosse del programma di Quantitative Easing.

Questo almeno è l’opinione di Annalisa Piazza, Fixed-Income Research Analyst, MFS Investment Management in vista dell’incontro di oggi dell’istituto di Francoforte.

“Rispetto al futuro del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP), non vediamo alcun motivo per cui la BCE debba cambiare l’attuale ritmo “moderatamente inferiore” rispetto al 2° e 3° trimestre. Infatti, il quadro fondamentale ha rispettato le aspettative e le condizioni di finanziamento si sono stabilizzate. Inoltre, ci aspettiamo che la BCE annunci la fine del PEPP a marzo del prossimo anno, come preannunciato più volte dai suoi funzionari nelle ultime settimane. Considerati i nuovi rischi della pandemia, ci aspettiamo che la BCE eviti atteggiamenti troppo rigidi, poiché è impossibile al momento prevedere l’impatto dell’attuale ondata e della nuova variante”.

Per quanto riguarda invece, il programma “regolare” del QE – Quantitative Easing, “ci aspettiamo – continua  Piazza – che il programma di acquisto di attività da parte della BCE (APP) venga esteso in qualche forma al termine del piano straordinario PEPP, ma i dettagli dovrebbero essere comunicati solo all’inizio del 2022.
Infatti, per allora la BCE avrà un quadro più chiaro rispetto all’impatto della nuova ondata pandemica sull’economia europea e dovrebbe vedere i primi segnali di moderazione dell’inflazione.
Esiste una scissione all’interno del Consiglio Direttivo e coloro che sono più preoccupati per il futuro dell’inflazione vorrebbero lasciare la porta aperta per una qualche rimozione anticipata dell’eccezionale sostegno politico. La decisione sul futuro del programma di quantitative easing si baserà sui rischi a medio termine rispetto all’inflazione e certamente non sull’attuale picco dei prezzi determinato dall’offerta e dalla situazione energetica. Le proiezioni di dicembre della BCE in merito alla crescita e all’inflazione offriranno un buon quadro per valutare se il target di inflazione sarà raggiunto sotto l’ipotesi di un blocco nel programma di QE”.

Bce: nessun rialzo dei tassi fino al 2024?

Per quanto riguarda i tassi di interesse, secondo Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock Italia, ” la Bce non alzerà i tassi nel 2022 e molto probabilmente nemmeno nel 2023 e attenderà il 2024 per un primo intervento sul costo del denaro a differenza di quanto farà negli Usa la Fed, che in presenza di condizioni nettamente diverse, alzerà i tassi gia’ nel corso del prossimo anno”.

Guardando alla riunione di oggi, l‘attesa di BlackRock è che la Bce confermi la decisione di terminare il programma Pepp alla fine di marzo. Probabile inoltre un aumento degli acquisti del programma App per continuare a garantire condizioni di finanziamento favorevoli.

Sul fronte dei prezzi, BlackRock si attende che, nel corso del 2022 l’inflazione nell’eurozona torni su valori coerenti con il target di medio periodo della Bce mentre dovrebbe rimanere su livelli più elevati negli Stati Uniti.

 “Nel complesso il mondo dovrà confrontarsi con un livello di inflazione piu’ alto di quello che abbiamo avuto dopo la grande crisi finanziaria e per un orizzonte temporale più lungo del previsto ma nell’eurozona i prezzi torneranno su livelli coerenti con il target della banca centrale man mano che si ritroverà un equilibrio fra domanda e offerta e verranno di conseguenza meno le strozzature delle catene di approvvigionamento”.

Implicazioni di mercato

Se la BCE dovesse decidere di temporeggiare un po’ nella riunione di oggi e ritardare altre decisioni a febbraio del prossimo anno, quali saranno le implicazioni sui mercati finanziari?
Secondo gli esperti di MFS Investment Management i rendimenti della zona euro (e delle aree periferiche in particolare) potrebbero mostrare una certa volatilità a breve termine, anche considerando le basse condizioni di liquidità di fine anno.

“Nel medio termine, ci aspettiamo che la BCE continui a sostenere – al limite – la periferia, dato che le economie hanno ancora bisogno di sostegno fiscale nella fase di ripresa (vale la pena notare che l’output gap nell’Eurozona è ancora negativo). Inoltre, la BCE non è disposta a lasciare che i rischi di frammentazione ostacolino la diffusione del sostegno alla politica monetaria del passato.
Nel complesso, ci aspettiamo che la politica futura della BCE rimanga relativamente di sostegno nel medio termine, dato che il QE sarà rimodellato per evitare un pericoloso crollo dopo la fine del PEPP e non prevediamo un aumento dei tassi. Detto questo, non si può escludere un modesto allargamento degli spread a breve termine, poiché i rischi di comunicazione sono elevati in questo momento di grandi incertezze che accentuano la divisione interna al Consiglio Direttivo”.