Bce: “Fondo Atlante non basta, Italia prima per crediti deteriorati”

4 Maggio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Dalla Bce schiaffo al Fondo Atlante e alle speranze che possa essere visto come una sorta di cavaliere bianco per le banche italiane. In un’audizione alla Commissione Finanze del Senato, Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di Vigilanza della Bce, ha detto chiaramente che, sia il fondo Atlante che la GACS (ovvero la garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni dei crediti in sofferenza), da soli, “non possono condurre a una svolta”.

Precisamente:

“Con la ridotta entità attuale, il fondo Atlante sarà in grado di intervenire al massimo su un numero limitato di banche di piccole e medie dimensioni. Il vertice della società di gestione del fondo dovrà ricoprire, quale azionista, un ruolo cruciale nel rafforzamento della governance e dei controlli interni delle banche in questione; nei limiti del nostro mandato di vigilanza, seguiremo e sosterremo la loro azione”.

L’Italia, viene confermato, è al numero uno come volume degli NPL (Non Performing Loans, crediti deteriorati).

“Per l’economia italiana la qualità degli attivi bancari è al momento uno dei problemi principali e in termini nominali, il volume degli Npl in Italia è di gran lunga il più elevato fra i Paesi dell’ area dell’euro

I numeri parlano chiaro:

“Alla fine dello scorso anno le consistenze di Npl degli enti significativi italiani ammontavano a 274 miliardi. Considerando anche le banche più piccole, si raggiunge un totale di 360 miliardi, pari a circa il 18% degli impieghi complessivi a giugno 2015, rispetto al 16,8% di un anno prima”. Ancora: “Il livello degli accantonamenti si attestava a fine 2015 al 45,6% degli Npl, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il cosiddetto coefficiente Texas, una misura tenuta sotto osservazione dagli analisti che mette in relazione gli Npl con le riserve destinate ad assorbire le perdite, è in media quasi il doppio in Italia rispetto all’area dell’euro”.

Certo:

“un fattore attenuante è che i prestiti sono in parte coperti da garanzie, che potenzialmente offrono un margine di sicurezza aggiuntivo. La parola “potenzialmente” è però necessaria, poiché tale margine esiste solo se le garanzie possono essere realizzate e liquidate in tempi rapidi. E questo avviene molto meno in Italia che in altri Paesi europei”. Continuando: “È chiaro che non esiste una soluzione unica o immediata a questo problema. Portare gli Npl su livelli sostenibili e comparabili su scala internazionale richiederà anni di sforzi coerenti da parte delle banche e delle autorità. Gli interventi necessari differiscono da banca a banca a seconda della natura e della gravità del problema”. Dunque, “la legislazione volta ad accelerare le procedure di insolvenza e la liquidazione delle garanzie – ha sottolineato – dovrebbe costituire una parte importante della soluzione. La Bce, in quanto autorità di vigilanza bancaria, si impegna a fondo insieme alla Banca d’Italia per imprimere slancio a questo processo”. E “le banche devono, in diversa misura, dotarsi di migliori procedure interne al fine di riconoscere con tempestività gli Npl e attuare gli opportuni accantonamenti, rettifiche di valore o stralci”.

In definitiva:

“Le banche dovrebbero dedicare risorse adeguate a questa funzione. È necessario migliorare gli standard di erogazione del credito. Le decisioni sulla concessione dei prestiti dovrebbero essere più obiettive e basate sul merito di credito, fare meno affidamento sulle garanzie ed essere più incentrate sulle prospettive concrete dei prenditori di generare profitti e flussi di cassa”.