Bce: Eurozona alla prova della bomba Fed

28 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Quando la Banca centrale Usa passerà in modalità post crisi, riducendo le misure monetarie ultraccomodanti, che al momento prevedono l’acquisto di Treasuries al ritmo di 85 miliardi al mese, per l’Eurozona potrebbero essere guai.

A sostenerlo è la Bce, che nel suo ultimo report sulla stabilità finaziaria mette in fila i rischi posti da eventuali turbolenze di mercato per la ripresa delle economie dell’area della moneta unica.

Le autorità politiche sono chiamate a fare di più per preparsi agli shock di mercato che provocherà il cosiddetto “tapering” della Fed.

Nonostante, il miglioramento generalizzato delle condizioni economiche e di mercato, i rischi esterni per il sistema finanziario europeo sono aumentati da maggio, a causa dell’avvicinarsi del momento fatidico in cui la Federal Reserve alzerà il pedale dall’acceleratore delle manovre eterodosse di stimolo della ripresa.

La Fed potrebbe iniziare a ridurre la portata di titoli di Stato acquistati già a partire da questo dicembre, molto dipenderà dai dati macro pubblicati in questo mese in Usa e in particolare quelli relativi al mercato del lavoro, che non è ancora a pieno regime. Gli ultimi dati macro sono stati contrastanti e Ben Bernanke e la donna che prenderà il suo posto al timone, Janet Yellen, vogliono vederci più chiaro.

Dopo aver scombussolato i mercati finanziari quest’estate, la Fed è stata sottoposta a crescenti pressioni perché comunichi con maggiore chiarezza in futuro. Il suo mandato, tuttavia, prevede che il braccio di politica monetaria agisca a seconda dello stato di salute del lavoro e dei livelli di inflazione negli Stati Uniti.

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Questo vuol dire che la banca centrale di Washington non è obbligata a tenere conto degli effetti a catena che le sue decisioni potrebbero avere oltreoceano.

Gli investitori istituzionali sono più esposti ai mercati obbligazionari rispetto a quanto non siano nei confronti delle banche della regione, ma è difficile sapere esattamente in quale classe di attività si nascondono i rischi maggiori di accusare perdite.