Invece di vigilare su frodi banche, Bankitalia sanzionava associazioni consumatori

29 Novembre 2017, di Redazione Wall Street Italia

Se le tenaci attività di Bankitalia e Consob, fossero state indirizzate per prevenire le condotte fraudolente dei banchieri, le loro illegalità e pratiche truffaldine, che da decenni venivano segnalate e denunciate alle Procure della Repubblica, con la stessa lena e impegno messe in atto come vere e proprie rappresaglie nei confronti di Adusbef, sanzionata nel 2009 per aver denunciato i derivati di Unicredit e citata ripetutamente in giudizio, forse migliaia di famiglie azzerate ed espropriate dei risparmi e sacrifici di intere vite di lavoro, sarebbero state risparmiate. È il concetto espresso da Elio Lannutti, presidente dell’associazione a tutela dei consumatori, in un comunicato e in un post sul suo profilo Facebook.

Lannutti riporta il contenuto di una mail del 4 febbraio 2013 indirizzata a Giuseppe Vegas (presidente della Consob), Vincenzo La Via, (direttore generale del Tesoro), Ignazio Visco (Governatore Bankitalia). Fabrizio Saccomanni, direttore Generale della Banca d’Italia, scriveva testualmente nella missiva protocollata dalla Consob il 5 febbraio 2013:

“Caro Presidente, dichiarazione infondate come quelle di Adusbef circolata oggi relativa a “un crac da 15,4 miliardi di euro” (che riproduco qui sotto), possono avere conseguenze molto gravi su MPS, che come ben sai, è una società quotata in Borsa. Credo vi siano gli estremi per un deciso intervento della Consob. Ti sarei grato di un cortese riscontro. Con i più cordiali saluti”.

Cosa rimproverava all’Adusbef – si chiede Elio Lannutti – l’attuale presidente di Unicredit alle banche che dovevano essere vigilate, nel collaudato sistema di porte girevoli? “Di aver denunciato il crac Mps da 15,4 miliardi di euro addossato a lavoratori, correntisti, risparmiatori, nello scandalo più grave della Repubblica iniziato nel 2006, che coincide perfettamente con il governatorato di Mario Draghi alla Banca d’Italia, che non poteva avvenire senza complicità ed alte connivenze da parte del triangolo incestuoso Abi-Consob-Bankitalia, evitando che i Monti bond siano confezionati per salvare le banche che hanno esposizioni verso il Monte dei Paschi di Siena, come Mediobanca e JP Morgan, addossando sui contribuenti i relativi oneri di 3,9 miliardi, i cui tassi onerosi (fino al 15%) dei Monti Bond, che difficilmente potranno essere restituiti nell’avversa congiuntura economica dal MPS, non devono essere utilizzati per ripianare prestiti ed esposizioni di Mediobanca, JP Morgan ed altre banche creditrici, addossando allo Stato ed alla fiscalità generale gli oneri del salvataggio delle banche.

“Per questo – insiste Lannutti – Adusbef, nel denunciare preventivamente ed ancora una volta, il tentativo di scaricare sullo Stato i debiti costruiti dal sistema bancario, torna a chiedere la nazionalizzazione del Monte dei Paschi di Siena, tramite l’esercizio contestuale del capitale conferito e l’immediata destituzione di Profumo (la cui inaffidabilità è costituita dal rinvio a giudizio per frode fiscale) e Viola, un banchiere che vuole far credere di aver impiegato 12 mesi per aprire una cassaforte”.

Come mai l’ex Governatore Draghi, si chiede Lannutti, “sempre a braccetto con i banchieri vigilati, avendo rilevato criticità nei bilanci e il più ampio e gravosissimo ricorso al mercato, per sostenere l’acquisizione di Banca Antonveneta, basata su aumenti capitale Mps e la finanza creativa, a cominciare da Casaforte, cartolarizzazione dei fitti per 1,6 miliardi di euro e l’emissione di obbligazioni ibride quarantennali, piazzate in prevalenza ai correntisti, non abbia mosso rilievi critici, bloccando una operazione di acquisto folle ad un prezzo di 9 miliardi, applicando la clausola della stabilità?”

Come mai, incalza l’ex senatore di Italia dei Valori, “il Governatore Draghi, doverosamente informato dai rapporti ispettivi del suo capo Vigilanza di Bankitalia Anna Maria Tarantola, che rilevavano un ampio ricorso ai derivati ed una gestione allegra del credito e del risparmio del Monte dei Paschi di Siena, ha infranto quella regola ferrea secondo la quale non si diventa presidente dell’Abi,se emergono rilievi e criticità negli aspiranti, consentendo all’avv. Mussari di essere eletto (per due volte),con i buoni uffici di Unicredit del dr. Alessandro Profumo?”

L’ipotesi che fa il presidente di Adusbef è che forse Draghi si è così comportato “per non indebolire le sue ambizioni di diventare capo della BCE, evitando di intaccare un consenso bipartisan, che ne avrebbe risentito se avesse contrastato l’acquisizione di una banca di riferimento di un importante partito ? Bene quindi gli avvisi a comparire dell’ex presidente Giuseppe Mussari, convocato per domani pomeriggio, per l’ ex direttore generale Antonio Vigni, interrogato mercoledì, di Alessandro Daffina, il banchiere che per conto di Rothschild Italia curò la trattativa tra Santander e Mps, ma avendo un minimo di conoscenza tecnica in materia bancaria, Adusbef ritiene che i protagonisti assoluti che possono fare piena luce su questo gravissimo scandalo, che continua a minare la fiducia internazionale dell’Italia specie nei buchi dei controlli, dei risparmiatori e dei piccoli azionisti,che nonostante avessero presentato esposti a Consob e Bankitalia, non vennero presi in considerazione dal triangolo omertoso, sono nell’ordine: Mario Draghi, Anna Maria Tarantola (Bankitalia), Lamberto Cardia (Consob)”.

Poiché gli sviluppi successivi (compresi gli atti di citazione di Vegas verso Adusbef del giugno 2013, gli altri atti di Visco, recapitati alla commissione parlamentare di inchiesta sulle banche ed alla Procura della Repubblica di Roma, competente per i presunti reati penali di Consob e Bankitalia), “sono ancora peggiori di quelli che erano stati ipotizzati nel febbraio 2013, i legali Adusbef hanno ricevuto mandato di citare in sede civile tutti i protagonisti di quel presunto abuso di potere.

Le accuse mosse da Lannutti a Saccomanni, Vegas e Visco sono pesanti: “in concorso tra loro, hanno premeditato ed attuato vere e proprie rappresaglie giudiziarie per intimidire, intimorire, tappare la bocca al rappresentante dei risparmiatori, che aveva osato denunciare e scoperchiare quel triangolo omertoso foriero di crac e dissesti bancari addossati a 500.000 famiglie azzerate, costringendo i governi a una serie di decreti salva-banche e a stanziare oltre 20 miliardi di euro di fondi pubblici”.

I risarcimenti dei danni, saranno devoluti per il 50% al fondo vittime di Bankitalia, Consob e dei banchieri, conclude Elio Lannutti.