Banche venete: Bce speranzosa ma sale conto salvataggio

4 Aprile 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Un incontro positivo e molto costruttivo è stato giudicato quello che si è tenuto a Bruxelles ieri e che ha visto partecipare al tavolo delle discussioni tutti gli attori della vicenda che ormai tiene banco da mesi: il salvataggio delle due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Entrambi gli istituti travagliati hanno intanto chiuso il 2016 con maxi perdite.

Esponenti della Direzione generale della Concorrenza della Commissione Ue, della Bce, del Ministero italiano dell’economia e di Bankitalia hanno discusso della richiesta di ricapitalizzazione precauzionale – ossia la possibilità di ricapitalizzare con l’aiuto di soldi pubblici – arrivata dai due istituti veneti che puntano a integrarsi al fine di sopravvivere e scongiurare il rischio concreto di bail-in.

Una fonte vicina alla vicenda parla di crescente fiducia delle istituzioni coinvolte nella possibilità di trovare una soluzione in tempi rapidi anche se l’incognita per le due banche resta il responso tanto atteso della Bce sulla loro solvibilità e sul piano industriale che prevede proprio la fusione e il rilancio dei due istituti.

Secondo le indiscrezioni di Bloomberg, la Bce sancirà la solvibilità delle due banche, pur puntualizzando che per essere completo il piano di salvataggio richiederebbe una iniezione patrimoniale complessiva di 6,4 miliardi di euro, contro i 4-5 miliardi previsti in precedenza.

I conti delle due banche

I conti delle due banche non sono certo positivi. La Popolare di Vicenza ha chiuso il 2016 con un rosso di 1,9 miliardi di euro, con una raccolta netta scesa del 14,4% a 18,8 miliardi e la raccolta totale in flessione di circa 10 miliardi a 52,9. A marzo la banca ha chiesto a Bankitalia e al Mef l’emissione di titoli con garanzia dello Stato fino ad un massimo di 2,2 miliardi di euro. L’offerta transattiva si è conclusa con l’adesione di 66.712 azionisti, pari al 71,9% del totale.

Neanche i conti di Veneto Banca sono stati positivi visto che Montebelluna ha chiuso il 2016 con una perdita netta di 1501,9 milioni di euro dopo gli 881,9 milioni del 2015. In calo la raccolta diretta nel corso del 2016 del 17,8% a 20,031 milioni di euro e una perdita operativa di 176,9 milioni di euro. Lindice di liquidità al 31 dicembre era al 70,15% mentre a marzo ha mostrato una flessione costringendo anche Veneto banca come la Pop Vicenza a chiedere nuovi bond a garanzia statale per 1,4 miliardi.

L’andamento dei bond

Ma come si muovono i prezzi dei bond delle due banche? Proprio tale andamento, specie per i bond senior, può essere interpretato come un importante termometro del rischio di bail-in che incombe sui due istituti in crisi patrimoniale.

I bond senior emessi dalle due banche venete che trattano a prezzi vicino la parità sono le due emissioni da 1 miliardo e 750 milioni di Veneto Banca con scadenza 2019 e 2020 e quella da 3 miliardi della Popolare di Vicenza con scadenza febbraio 2020. Come rende noto un articolo de Il Sole 24 Ore osservando i prezzi dei titoli con grado senior si capisce chiaramente come il mercato in questa fase stia chiaramente prezzando anche l’ipotesi peggiore.

Così il bond della Vicenza quotato sull’Extramot e che scade a ottobre del 2018 – obbligazione senior con cedola al 5% emessa nel 2013 – se a fine gennaio quotava a 98, da allora si è assistito ad un tonfo continuo, e al 15 marzo è sceso da 98 a 75, con nuovi minimi storici.

Le cose non sono migliori per il bond emesso da Veneto Banca a maggio di 3 anni con scadenza il 20 maggio 2019 con cedola al 4%: se a gennaio quotava sui 90 punti oggi tratta a 77. Cosa significa per i titolari dei 500 milioni di questa obbligazione se  volessero liquidare il loro investimento? Andare sicuramente incontro a una perdita secca del 23%.