Banche venete: 700 milioni i tagli per la rinascita

18 Aprile 2017, di Alessandra Caparello

VENEZIA (WSI) – Mentre si attende ancora che l’Unione europea si pronunci sulla ricapitalizzazione precauzionale di Veneto banca e Popolare di Vicenza, la sfida per le due banche venete sotto i riflettori da mesi è in primis salvarsi scongiurando il bail-in e poi provare a ritornare alla normalità.

E il secondo obiettivo pare quello più difficile da realizzare visto che insieme la banca Popolare di Vicenza e Veneto banca devono sopportare livelli di crediti deteriorati doppi rispetto alla media italiana. Come scrive Il Sole 24 Ore:

“Basti pensare che i soli costi operativi si portano via il 95% dei ricavi totali a Vicenza e oltre il 120% a Montebelluna. Banche con queste strutture di costi non vanno molto lontane, pur rimpolpate sul capitale”.

Se i costi non diminuiranno e le rettifiche sulle sofferenze e gli incagli supereranno 1 miliardo di euro è facile ipotizzare un 2017 pieno di perdite che farà lievitare il conto del taglio dei costi che, tra personale e costi in generale, salirà a circa 700 milioni di euro.

Le due banche sommate insieme hanno costi operativi per oltre 1,5 miliardi su ricavi per 1,4. Riportare i costi al 60%, a ricavi immutati, vuol dire tagliare tutti i costi per quasi 700 milioni. Uno sforzo epico.

Da qui il piano lacrime e sangue non solo per indicare la salvezza delle due banche ma anche la rinascita visto che si parla di 3mila esuberi e circa 200 sportelli da chiudere.

In merito proprio agli esuberi secondo indiscrezioni di stampa, subito dopo la pausa di Pasqua, potrebbero essere recapitate le lettere di licenziamento per tanti dirigenti del gruppo Popolare di Vicenza e in una  seconda fase, un secondo gruppo di dirigenti sarà oggetto invece di trattativa sindacale.