Banche salvate, svelato ultimatum segretato dal governo

23 Marzo 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Rimane solo un mese. La Commissione Ue ha infatti dato al governo italiano tempo fino al 30 aprile di quest’anno, poi la banca ponte che tiene in piedi le quattro banche salvate con decreto a novembre dell’anno scorso cesserà tutte le attività.

“Se la banca ponte non sarà venduta entro il 30 aprile 2016, interromperà immediatamente ogni attività diversa dal recupero dei crediti in essere a quella data, non svilupperà nessuna nuova attività o business, non entrerà in nuovi mercati e non acquisirà nuovi clienti”.

È una delle parti cruciali della lettera che la Commissione Ue ha inviato al governo in merito alle quattro banche regionali salvate con il nuovo regime del bail-in, ma il suo contenuto era stato omesso (non si capisce bene quanto volontariamente dalle autorità italiane).

A rivelare i dettagli scottanti è stata la Banca d’Italia nel depositare al Tar del Lazio il ricorso della Fondazione Cassa di Jesi, azionista di Banca Marche. Ne dà un approfondito resoconto oggi il Fatto Quotidiano, che spiega come per le nuove banche create il 22 novembre e affidate al presidente Roberto Nicastro lo stop alle attività della banca ponte “significherebbe la morte”.

Il recupero dei crediti, si apprende sempre dalla lettera scritta in inglese dalla commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager con cui viene autorizzato lo scorso 22 novembre il salvataggio di Banca Marche, Popolare Etruria, Cassa di Ferrara e CariChieti, dovrà avvenire invece entro il 22 novembre 2017, data con la quale scatterà la messa in liquidazione e sarà revocata la licenza bancaria.

Sofferenze bancarie sottovalutate di molto da Bankitalia

Tra i due punti caldi della lettera fin qui segretata dal governo vi sono il fatto che il Fondo di risoluzione previsto dal nuovo regime del bail-inper rimborsare parte dei risparmiatori truffati e i creditori di bond subordinati che hanno subito perdite viene catalogato da Bruxelles “come un aiuto di Stato“.

La seconda notizia interessante, scrive Il Fatto Quotidiano, “è che Vestager ufficializza che le sofferenze delle quattro banche salvate sono state violentemente sottovalutate dalla Banca d’ Italia, che ha ordinato la loro cessione alla cosiddetta bad bank a un prezzo nettamente inferiore al reale valore economico”.

Secondo i calcoli dell’esecutivo dell’Unione Europea, il prezzo medio del 17,6% del valore nominale dei crediti deteriorati “consentirà alla bad bank un notevole profitto che sarà riversato sul Fondo di risoluzione, alimentato dai contributi obbligatori delle banche sane e governato dalla Banca d’ Italia guidata da Ignazio Visco“, si legge nell’articolo che porta la firma di Carlo Di Foggia e Giorgio Meletti.

È questo prelievo di ricchezza, con il quale il Fondo di risoluzione recupera le risorse versate nelle nuove banche, che consente alla Vestager di autorizzare l’ aiuto di Stato. Ma non finisce qui, c’è un terzo elemento che emerge dalla lettera della Commissione, formalmente indirizzata al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, e riguarda i tempi e le scadenze.

Dal momento che Bankitalia e Nicastro hanno fretta di vendere, questo peserà sul prezzo.