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Banche: piano governo per rimuovere attivi tossici fallirà

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ROMA (WSI) – Il governo avrebbe intenzione di varare un piano volto a eliminare gli asset tossici iscritti nei bilanci delle banche italiane, combattendo così la stretta creditizia e alimentando i prestiti a famiglie e imprese, che languono nonostante i prestiti concessi a tassi vantaggiosi dalla Bce nell’ambito del programma Tltro.

Il progetto allo studio del governo, secondo la ricostruzione di La Repubblica, consisterebbe nel far acquistare alla Bce dei pacchetti di titoli derivati Abs (Asset backed securities) che raccolgano parte dei crediti deteriorati delle banche italiane.

Gli asset cosiddetti tossici, ovvero non performanti, sarebbero i prestiti alle imprese e i mutui alle famiglie sui quali i debitori sono in ritardo o già in parte insolventi.

“Poiché si tratterebbe in gran parte di titoli di bassa qualità”, scrive Federico Fubini, “la Bce verrebbe incoraggiata a comprarli grazie alla garanzia dello Stato italiano. In altri termini la Bce verrebbe rimborsata dal Tesoro in caso di ulteriori perdite, dopo aver acquisito quei titoli già a sconto rispetto al valore originario dei prestiti”.

Per gli analisti tale costruzione non sta in piedi. Secondo Mario Seminerio, consulente di investimenti, se le sofferenze venissero prezzate meno del loro valore netto di bilancio, “le banche cedenti avrebbero delle minusvalenze che ne eroderebbero il capitale. Questo vuol dire che ci sarebbe bisogno di ulteriori ricapitalizzazioni”.

Nel caso opposto, dice l’ex gestore di fondi comuni d’investimento mobiliare ed analista macroeconomico nella gestione del Risparmio, se i crediti in sofferenza venissero prezzati al valore netto di bilancio o a un livello superiore, “la presenza di garanzia da parte del Tesoro italiano per eventuali perdite successive rischierebbe di configurarsi come aiuto settoriale di stato”.

Il piano ha l’obiettivo di nascondere il “sospetto di aiuti di stato” e viene definito da Seminierio ingegneria finanziaria per disperati e pure “furbi”.

A far sorgere più di un dubbio è il fatto che il governo e le banche non abbiano il coraggio di risolvere la questione affidandosi al mercato. Forse il motivo è che “quei crediti sofferenti sarebbero liquidati a prezzo molto inferiore al loro valore netto di bilancio, producendo enormi minusvalenze”.

Se le cose stanno così, tuttavia, si cadrebbe nel “rischio elevato di aiuti di stato“. Una alternativa sarebbe la creazione di una bad bank, come hanno fatto in Spagna. Ma anche quella è una soluzione tutt’altro che ideale.

Il FROB, Fondo per la ordinata ricapitalizzazione del settore bancario, è intervenuto nel capitale delle banche, però ha dovuto accettare un prestito dall’ESM, il meccanismo salva stati europeo. Tale prestito è andato ad aumentare il fardello del debito pubblico spagnolo.

(DaC)