Banche italiane non ci stanno: paghiamo piu’ di chi ha causato crack

11 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – “Sicuramente abbiamo compiuto le giuste riflessioni autocritiche, sicuramente portiamo alcune responsabilità. Ma nello stesso tempo è giusto ribadire con chiarezza che le banche italiane sono vittime di questa crisi, e che al determinarsi della stessa non hanno in alcun modo contribuito”. Scandisce le parole quasi a scolpirle, il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari, aprendo i lavori della 52esima assemblea degli associati al palazzo dei Congressi a Roma. Perché le banche italiane ” non chiedono regole di favore, ma un terreno di gioco livellato, basato sulle giuste regole di stabilità, di trasparenza e di concorrenza, senza vincoli amministrativi, obblighi a prestare servizi gratuiti per sussidiare inefficienze di altri settori”.

Lehman e dintorni

Mussari ha ricordato l’enorme mole del volume d’affari delle transazioni della ‘finanza sintetica’, pari ormai a quasi dieci volten il Pil mondiale. E come gran parte di queste operazioni non venga inclusa nella contabilità ‘trasparente’ delle banche d’affari. Da qui il paradosso del giro di vite stretto sulle banche italiane, appesantite da un evidente svantaggio competitivo nei confronti delle gramdi banche d’affari anglosassoni, a causa delle norme internazionali sul capitale stabilite da Basilea3 e dall’Eba. Mussari ha chiesto quindi un’armonizzazine delle differenze, soprattutto tra banche commerciali e banche d’affari, tornate aalle vecchie abitudini pre crisi, come dimostra il recente caso di Jp Morgan e del ‘buco’ da 4-7 miliardi di dollari.

La risposta dell’Europa

“Bene l’esito del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno ma bisogna attuare
subito quelle misure”, ha aggiunto il presidente dell’Abi, al quale “sembra che il senso dell’urgenza dettato dai mercati non trovi ancora pieno riscontro in ordine alle decisioni, anche quando sono state indicate le soluzioni”.

Polemiche sull’aiuto di Draghi

“La critica per cui la liquidità” concessa dalla Bce alle banche italiane “sia stata sottratta alle imprese per essere investita in titoli di Stato è del tutto sterile”, ha sottolineato il presidente dell’Ab. “In primo luogo – ha spiegato Mussari – da un oculato sostegno al debito pubblico trae vantaggio l’intera economia nazionale e in secondo luogo poiché i titoli di Stato acquistati ben possono essere resi liquidi dalla stessa Bce. Ne deriva che, in forza di detti acquisti, non un euro di potenziale liquidità per imprese e famiglie è stato sottratto all’economia reale”. Per Mussari, inoltre, la liquidita erogata dalla Bce “è sostitutiva, non aggiuntiva”: l’importo “è inferiore all’ammontare di obbligazioni bancarie in scadenza nel 2012, pari a 186 miliardi di euro” e “tra raccolta interna e impieghi esiste un gap di circa 230 miliardi di euro”.

Con Monti ma questo non è un governo amico delle banche

“Il governo ha fatto molto, in condizioni difficili, ma molto vi è ancora da fare: la sua spinta propulsiva deve aumentare”. “I molti mesi che ci separano dalla fine naturale della legislatura – ha aggiunto Mussari – sono importanti per completare il disegno riformatore e rimediare alle inevitabili parzialita esistenti”.

Le carte dell’Italia

“Un forte settore manifatturiero che sta dimostrando tenuta; una buona performance dell’export; il basso livello di debito aggregato; il deficit pubblico sotto controllo; famiglie poco indebitate; una riforma delle pensioni che non ha pari in Europa”. Queste le “virtù” dell’Italia da mettere a frutto secondo il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, nel suo intervento alla 52esima assemblea dell’Associazione. Ma ci sono anche dei “vizi” del sistema Italia: “Scarsa produttività, scarsa crescita, carenza di investimenti, vincoli burocratici che tutto avviluppano e bloccano”. “Non c’è una sola ricetta per la crescita – ha dunque avvertito Mussari – Le banche sono pronte a dare il proprio contributo”.

In tema di contributi che le banche potrebbero dare alla ripresa, il capo della direzione distrettuale antimafia di Napoli, Federico Cafiero De Raho, ha detto: “Non si riesce a capire l’esonero delle banche al pagamento dell’Imu. I soggetti che guadagnano devono contribuire al pagamento e bisogna attenzionare il canale bancario e quello finanziario attraverso i quali si muovono le ricchezze, tra le quali quelle mafiose e camorristiche”.