Banche: crescono utili, ma Eba chiede cautela nella distribuzione dividendi

6 Dicembre 2021, di Mariangela Tessa

Migliora il quadro dei rischi per le banche europee in termini di solvibilità, liquidità e generazione di utili e distribuzione di dividendi. Ma le potenziali “correzioni di valore degli attivi restano una minaccia chiave”. Ecco perché gli istituti devono mantenere un atteggiamento prudente nella distribuzione di dividendi e politiche di di riacquisto di azioni eccessivamente generosi.

Banche, non solo dividendi

Oltre alla cautela sui dividendi, nella valutazione annuale dei rischi effettuata dall’Autorità bancaria europea (Eba) (‘ “EU-wide Transparency Exercise” 2021), si dà conto anche dei rischi del sistema bancario UE con riferimento ai dati di giugno 2021. Il rapporto Eba, accompagnato dalla pubblicazione dell’analisi sulle condizioni finanziarie delle banche (esercizio di trasparenza), riguarda 120 banche di 25 Stati dell’area euro e della Ue.

Partiamo delle notizie positive. In un anno, le posizioni di capitale delle banche Ue sono migliorate, il ratio Cet1 n è salito al 15,8% a fine giugno rispetto a 15% un anno prima; a regolamentazione completata, parametro di riferimento, è salito al 15,5% rispetto al 14,7% precedentemente. L‘acronimo “Cet1 ratio” sta i per Common Tier Equity 1 ratio: si tratta del maggiore indice di solidità di una banca ed è calcolato rapportando il capitale ordinario versato (Tier 1) alle attivita’ ponderate per il rischio. Indica con quali fondi una banca è in grado di garantire i prestiti concessi ai clienti ed i rischi da crediti deteriorati.

Allo stesso tempo, il ratio di copertura della liquidità, ovvero la capacità di una banca di coprire le esigenze a breve con gli asset altamente liquidi detenuti ha raggiunto il 174,5% rispetto al 166,2% dell’anno prima. Bene anche la profittabilità con un ‘return on equity’ (indice di redditività del capitale proprio) al 7,4% rispetto a 0,4% a fine giugno 2020.

Progressi infine anche sul tasso di crediti deteriorati rispetto al totale dei crediti, sceso dal 2,9% al 2,3%.

I rischi

Nonostante un miglioramento del quadro generale, l’Elba sottolinea la persistenza di preoccupazioni per i prestiti a settori specifici e per quelli che hanno beneficiato di misure di sostegno da parte dei governi.  La qualità dell’attivo dei prestiti nell’ambito dei regimi di garanzia pubblica e delle moratorie “è fonte di preoccupazione poiché una quota crescente di questi prestiti viene classificata nella fase 2 o come NPL” si legge nel report.

Sul fronte della redditività, invece, l’utile operativo netto delle banche non è tornato ai livelli pre-pandemia. “Il contesto di tassi di interesse bassi e negativi continua a pesare sui margini di prestito“, viene osservato, e a ciò si aggiunge “l’elevata concorrenza non solo tra le banche, ma anche con le società FinTech e BigTech”.

Alla luce di questi fattori di rischi, deriva il suggerimento di mantenere politiche prudenti di distribuzione del capitale.

“Anche se le raccomandazioni di vigilanza sulla distribuzione del capitale sono scadute, non dovrebbero perseguire dividendi eccessivamente generosi e politiche di riacquisto di azioni’, si legge nel rapporto. Le autorità di regolamentazione e di vigilanza, inoltre, ‘dovrebbero fornire chiarezza sul periodo e sull’approccio per ripristinare le riserve di capitale rilasciate durante la pandemia”, spiega l’Eba, che aggiunge: “L’umore positivo nei mercati della raccolta e la disponibilità di finanziamenti della banca centrale ha consentito alle banche di mantenere comode posizioni di liquidità”. In un contesto di crescente volatilità dei tassi, le banche dovrebbero però “valutare attentamente il profilo di rischio dei loro piani di finanziamento e assicurarsi di essere in grado di sostituire gli attuali finanziamenti della banca centrale con altre fonti di finanziamento”.

Gli sforzi in ambito ESG

Nel report viene infine riconosciuto che le banche hanno compiuto alcuni progressi in relazione alle considerazioni sui rischi ambientali, sociali e di governance (ESG). La quota di obbligazioni ESG sul totale delle emissioni bancarie è aumentata negli ultimi anni, raggiungendo quest’anno circa il 20% dei collocamenti totali delle banche.
Le banche hanno iniziato a integrare le considerazioni sui rischi ESG nella loro gestione del rischio. “Tuttavia, vi sono notevoli progressi da compiere, anche in aree quali dati, strategie aziendali, accordi di governance, valutazioni e monitoraggio dei rischi”, conclude il documento.n