Banche centrali: giorni cruciali per il futuro dei tassi, fari su Fed e BoE

2 Novembre 2021, di Mariangela Tessa

Fari dei mercati puntati sulle banche centrali, che questa settimana sono chiamate a dare indicazioni precise sulle politiche monetarie. Ad iniziare le danze, ci ha pensato oggi la Banca Centrale Australiana, che ha confermato la politica espansiva. Ma le indicazioni più attese sono quelle in arrivo dalla FED, che potrebbe iniziere a ridurre il suo programma di acquisto di asset per 120 miliardi di dollari al mese, con l’obiettivo di terminare tali acquisti entro il prossimo giugno, e dalla Bank of England che potrebbe alzare i tassi di interesse in Gran Bretagna.

Fed: verso avvio tapering

Ma torniamo alla FED. Mercoledì il presidente Jerome Powell terrà una conferenza stampa dopo il direttivo che, salvo sorprese, dovrebbe annunciare il tapering ossia il ritiro graduale degli acquisti di titoli di stato.
Gli investitori esamineranno nel dettaglio le sue parole in cerca di indizi su come sta reagendo ai recenti cambiamenti nelle aspettative del mercato sull’inflazione e sui tassi di interesse a breve termine. Sul fronte dei tassi, gli investitori scommettono sempre di più sul fatto che la Fed alzerà il costo del denaro la prossima estate, in anticipo rispetto al previsto.

BOE: prima banca centrale ad alzare i tassi?

Ma anche i segnali che provengono da altre banche centrali indicano che ci si sta muovendo a livello globale verso una politica più restrittiva.

Dovrebbe essere la Banca d’Inghilterra, che si riunirà giovedì, la prima grande banca centrale ad alzare i tassi d’interesse: le aspettative si sono intensificate  dopo che il 17 ottobre scorso il governatore Andrew Bailey ha messo in guardia i mercati, dicendo che la banca centrale “dovrà agire” se i prezzi in aumento per i beni e l’energia spingono in alto le aspettative dei britannici sull’inflazione futura. I prezzi nel Regno Unito sono saliti del 3,1% a settembre, ma ci si aspetta che salga a circa il 5% nei prossimi mesi, più del doppio dell’obiettivo del 2% della banca centrale.

Che cosa hanno fatto le altre banche centrali

Nel frattempo, la scorsa settimana la Banca del Canada ha sorpreso i mercati la scorsa settimana quando ha messo fine al suo programma di acquisto di titoli di stato e ha spostato il quadro temporale per quando potrebbe aumentare il suo tasso di interesse di riferimento dal suo attuale livello vicino allo zero.

Oggi invece  la Reserve Bank of Australia (RBA), la banca centrale del Paese, ha lasciato invariati i tassi d’interesse allo 0,10% e ha affermato di voler continuare ad acquistare titoli di stato al ritmo di 4 miliardi di dollari a settimana fino a metà febbraio 2022, occasione in cui sarà intrapresa una revisione della misura. L’istituzione di politica monetaria ha smorzato le speranze di alcuni investitori per un tono più hawkish. La banca centrale ha comunque omesso la sua precedente proiezione secondo cui i tassi non sarebbero aumentati fino al 2024 e ha abbandonato un obiettivo chiave per i titoli di stato dell’aprile 2024.

Infine, il presidente della Bce, Christine Lagarde, la scorsa settimana ha respinto le aspettative del mercato che la Bce aumenterà i tassi di interesse il prossimo anno, ma non è riuscita a convincere del tutto il mercato che, anzi, ha aumentato le scommesse su un rialzo dei tassi 2022.

L’impressione è che la Lagarde non sia stata abbastanza convincente nel messaggio che l’inflazione sia transitoria e che quanto prezzato dal mercato in termini di rialzo tassi 2022 non sia in linea con le stime BCE. Non è forse un caso che, successivamente, siano state fatte filtrare le classiche indiscrezioni post-meeting per aggiustare il tiro, tra le quali quella secondo la quale nessun membro BCE supporta l’attesa del mercato per un rialzo dei tassi nel 2022