Banche centrali, fine decennio di denaro facile crea anche opportunità

31 Ottobre 2018, di Daniele Chicca

Per dieci anni i mercati sono stati viziati da misure ultra-accommodanti straordinarie, senza precedenti. Ma le banche centrali stanno lentamente riducendo le loro iniziative di sostegno ai mercati finanziari e l’epoca di iniezioni di denaro e tassi zero volge al termine.

Questo evento va considerato il rischio numero uno nei prossimi mesi secondo Saxo Bank. I rischi politici sono onnipresenti sia in Europa con le inquietudini generate dalle finanze pubbliche italiani traballanti e i negoziati giunti a un punto morto sulla Brexit. Senza dimenticare le tensioni commerciali sino americane.

Tuttavia per Christopher Dembik, responsabile dell’analisi macroeconomica di Saxo Bank, “tali rischi non sono i più importanti”. È il calo della liquidità causato dalle politiche monetarie più restrittive a preoccupare maggiormente gli analisti della banca. “Se da un lato la politica della Bce resta relativamente accomodante, quella della Federal Reserve americana è già troppo aggressiva”.

Per dei mercati abituati a iniezioni di denaro massicce per un decennio, il cambiamento è brutale. “La liquidità mondiale si trova già su livelli pari a quelli precedenti la crisi finanziaria e con meno liquidità aumentano i rischi per la crescita globale“.

Per i grandi investitori, maggiori guadagni realizzati durante le crisi

Il mercato azionario è destinato a rimbalzare. Le Borse stanno vivendo il loro peggior mese dal 2008 e i manager di fondi faranno di tutto per  poter chiudere il mese con un computo all’attivo. Il bilancio della Fed si sta stringendo progressivamente e le Borse subiscono giocoforza un contraccolpo.

Per chi non fa trading giornaliero e non è propenso alle speculazioni, quindi non ha i mezzi o la volontà di correre rischi a breve termine, è il caso di prepararsi a una fase ribassista. La Cina ha offerto un esempio di cosa questo voglia dire per i portafogli esposti all’azionario del paese.

Qui sotto è riportato l’andamento settimanale dell’indice S&P 500 americano negli ultimi due anni, che viene messo a confronto con il fondo comune iShares delle large cap cinesi (FXI).

Chi non vuole farsi trovare impreparato, dovrebbe muoversi per tempo. L’occasione di incamerare guadagni ingenti c’è e passa per un investimento al ribasso sull’azionario, secondo quanto riferito da Graham Summers, nella newsletter di Phoenix Capital. :”Gains, Pain & Capital”.

“Sebbene la maggior parte delle persone teme i mercati ribassisti come la peste, i grandi investitori hanno realizzato i guadagni più significativi della storia proprio durante i periodi di crisi”.

È il caso di John Templeton, che raddoppiato il suo patrimonio durante lo scoppio della bolla dot com. Da parte sua John Paulson è stato in grado di guadagnare una fortuna (5 miliardi di dollari) nel 2008, anno dell’esplosione della grande crisi finanziaria.

Per chi è convinto che anche Usa e resto del mondo seguiranno l’andamento visto in Cina, anticipare il resto del mercato andando short sull’azionario potrebbe rivelarsi una mossa vincente.