Banche: battere le fintech sul terreno dell’innovazione

22 Gennaio 2019, di Alessandro Piu

La prossima ondata di innovazioni arriverà dalle banche tradizionali. Nuovi progetti costruiti da zero per battere le fintech sul loro terreno. La ricerca di Oliver Wyman presentata al Forum di Davos

Le banche tradizionali iniziano a reagire all’attacco delle società fintech. E lo fanno ripartendo da zero, ossia costruendo progetti “Greenfield” completamente nuovi per offrire soluzioni completamente all’avanguardia.  Impossibile, d’altronde, fare affidamento sulle infrastrutture tecnologiche esistenti, troppo vecchie.

“Per un settore il cui prodotto principale – deposito, impiego, trasferimento e gestione del denaro – è elettronico, i processi sono ancora troppo legati al lavoro manuale”

ha spiegato Ted Moynihan, managing partner e global head della practice Financial services di Oliver Wyman a Davos nel corso della presentazione della ricerca “Time to start again”.

Ecco perché

le banche cercheranno di affrancarsi dai vincoli delle infrastrutture tecnologiche esistenti, per intraprendere con più libertà i percorsi di crescita futuri”.

Lo faranno liberandosi dai limiti imposti dai loro sistemi informativi e modelli di business centrati sul prodotto, ricominciando come start up con veicoli societari autonomi, nuove tecnologie, offerte innovative e modelli di business centrati sul cliente.

Più efficienza e rapidità dall’innovazione

Per avere successo in futuro, le istituzioni finanziarie dovranno disporre degli stessi vantaggi competitivi degli sfidanti digitali. Ad esempio, mentre in una banca tradizionale una singola persona serve in genere circa 1.000 clienti, nelle nuove banche questo rapporto sale a oltre 2.500. Gli sfidanti digitali lanciano nuovi prodotti e servizi in appena due settimane, molto più rapidamente rispetto ai 3-6 mesi tipici delle tempistiche delle aziende tradizionali.

L’approccio Greenfield è un tentativo di fornire alla propria clientela un’offerta pari o migliore di quella proposta dai nuovi player. Utilizzando tecnologie moderne, piattaforme aperte e servizi di terze parti, le nuove piattaforme assicurative e bancarie possono essere messe a punto in appena un anno, per un costo tra i 10 e i 60 milioni di dollari. Le istituzioni finanziarie proveranno a battere le fintech con queste piattaforme Greenfield, potendo contare da subito sul vantaggio di ingenti risorse e di una clientela consolidata.

Anche l’Italia c’è interesse per le iniziative Greenfield

In un contesto che vede la banca tradizionale pronta a crearsi spazi di innovazione anche l’Italia inizia a muoversi. Commenta Claudio Torcellan, partner di Oliver Wyman, responsabile Financial services per il sud est Europa:

“Anche in Italia registriamo pertanto un crescente interesse per iniziative greenfield, che si sviluppano parallelamente e indipendentemente dal business tradizionale”.

È dall’estero, però, che arrivano i primi esempi di progetti Greenfield. Rbs lancerà presto Bó, un’offerta digitale creata in meno di 12 mesi attraverso una tecnologia innovativa. National Australia Bank (NAB) ha avuto successo con QuickBiz, un prodotto per l’erogazione di prestiti non garantiti interamente digitale, e la compagnia assicurativa tedesca Ergo ha ideato Nexible per fare concorrenza al suo business di assicurazione auto tradizionale. Goldman Sachs infine ha lanciato in Europa e Stati Uniti la piattaforma Marcus nel settore del consumer banking.