Banca Mondiale: se i tassi salgono troppo, rischiamo una “devastante” recessione globale

16 Settembre 2022, di Mariangela Tessa

Con l’inflazione che non accenna ad abbassare la testa e le banche centrali impegnate nel progressivo rialzo dei tassi per tentare di contenere l’aumento dei prezzi, le prospettive economiche mondiali diventano sempre più grigie. Nella lunga lista di allarmi che oramai si susseguono quotidianamente, si è aggiunta anche la Banca Mondiale.

L’istituto di Washington ha avvertito che le principali banche centrali rischiano di mandare l’economia globale in una “devastante” recessione nel 2023 e di creare una situazione di stress se l’aumento dei tassi raggiungerà livelli troppo alti.  I primi segnali ci sono tutti: l’economia globale sta subendo il rallentamento più marcato dalla ripresa post recessione del 1970 e la fiducia dei consumatori è già scesa più di quanto non sia mai accaduto in precedenza in situazioni simili.

Le stime della Banca Mondiale

Nello scenario peggiore disegnato dall’istituto di Washington, il tasso d’inflazione di base globale, escludendo l’energia, potrebbe attestarsi intorno al 5% nel 2023: quasi il doppio della media quinquennale prima della pandemia.

Per cercare di porre un freno all’aumento dei prezzi, le banche centrali potrebbero dover alzare i tassi di interesse di altri 2 punti percentuali, oltre all’aumento di 2 punti percentuali già registrato rispetto alla media del 2021. Ma un incremento di queste dimensioni, insieme alle tensioni sui mercati finanziari, rallenterebbe la crescita del prodotto interno lordo globale allo 0,5% nel 2023, equivalente a una contrazione dello 0,4% in termini pro-capite, il che soddisferebbe la definizione tecnica di recessione globale. Il presidente della Banca Mondiale, David Malpass, ha dichiarato:

“La crescita mondiale sta rallentando bruscamente e un ulteriore rallentamento è probabile man mano che un numero maggiore di Paesi sta cadendo in recessione. La mia preoccupazione è che queste tendenze persistano, con conseguenze durevoli che potrebbero rivelarsi devastanti per i mercati emergenti e in via di sviluppo“.

Per questo, ha concluso, le autorità politiche “dovrebbero spostare la propria attenzione dalla riduzione dei consumi all’aumento della produzione“.

Gli altri allarmi sulla recessione

Ma quello della Banca Mondiale, come anticipato, è solo l’ultimo di una serie di allarmi sul rischio recessione. Alcuni di questi focalizzato sull’economia italiana. Ieri, l’agenza di rating Fitch nel suo nuovo “Global economic outlook”, ha spiegato che l’Italia che potrebbe entrare in recessione già nel 2023: le stime del Pil, in un solo colpo, sono state ridotte dal 2,6%,  allo 0,7% per il 2023.

L’ingresso in recessione non riguarda solo l’Italia ma l’intera Ue, come ha ricordato il commissario degli Affari economici Paolo Gentiloni, e gli Stati Uniti, dove ci aspetta inoltre un calo dei mercati azionari.