Economia

Italia in recessione: doppio allarme di Fitch e Confcommercio

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Prospettive nere per l’Italia, che potrebbe entrare in recessione già nel 2023. Così l’agenza di rating Fitch nel suo nuovo “Global economic outlook”, dove ha tagliato le previsioni di crescita per il nostro Paese del 2,6%, portandole al -0,7% per il 2023. “Con la crisi energetica in atto in Europa, ci aspettiamo che l’economia dell’Eurozona entri in recessione nel trimestre in corso”, scrivono gli analisti dell’agenzia di rating, che pongono particolare attenzione a Germania e Italia. Fitch sottolinea:

“Nonostante i recenti risultati migliori del previsto per la crescita della zona euro nel secondo trimestre del 2022, grazie alla riapertura delle economie e al ritorno del turismo internazionale. Questa sorpresa positiva ha portato a una previsione di crescita annuale leggermente più alta per il 2022, pari al 2,9% rispetto al 2,6% di giugno, ma questo è solo un riflesso dell’aritmetica delle medie annuali”.

A portare le nubi all’orizzonte per il nostro paese è la questione gas. Si registra “un aumento maggiore della spesa per il gas” in percentuale del Pil in Italia “rispetto alle altre principali economie dell’Eurozona. […] L’Italia ha anche fatto meno progressi della Germania nel ridurre il consumo di gas in risposta al calo delle forniture” ma “insieme alla Germania, ha registrato i più forti aumenti dei prezzi al dettaglio di elettricità e gas, pari a circa il 55% annuo a luglio 2022“.

Infine l’agenzia dice di aspettarsi nuovi interventi dal prossimo esecutivo per fronteggiare il caro energia e anche che “il piano di ripresa e di resilienza dell’Italia, sostenuto dai fondi Ue, dovrebbe garantire uno slancio positivo agli investimenti. Ci sono anche investimenti nel settore energetico per aumentare la capacità di importazione di gas da fonti non russe”.

L’allarme di Confcommercio sulla recessione in Italia

A dar man forte alle previsioni nere di Fitch sul nostro paese è l’ultima “Congiuntura” di Confcommercio.

“Dopo un primo semestre positivo, ben al di là di qualsiasi aspettativa, l’economia italiana mostra segnali di un possibile rallentamento nell’ultima parte del 2022″. A luglio  la produzione industriale, dopo i bruschi ridimensionamenti di maggio è giugno, ha mostrato solo un debole recupero (+0,4%), registrando nel confronto annuo una flessione. Nello stesso mese l’occupazione ha mostrato un ridimensionamento in termini congiunturali”.

Così il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella presentando l’analisi sull’economia italiana. Confcommercio prosegue:

“Questi elementi si sono tradotti, secondo le nostre valutazioni, in peggioramento delle dinamiche del Pil e dei consumi. Nel mese di settembre la nostra stima indica un calo del Pil dell’1,4% su agosto e una crescita dello 0,2% nel confronto annuo. I consumi, misurati nella metrica dell’ICC, sono tornati a registrare ad agosto, per la prima volta da febbraio 2021, una riduzione su base annua (-1,2%). La tendenza ad un atteggiamento più prudente da parte delle famiglie comincia a interessare in misura abbastanza diffusa tutto il segmento dei beni. Anche per i servizi, che nel loro complesso hanno confermato anche ad agosto la tendenza al recupero, emergono segnali di minor dinamicità. Il rallentamento della domanda si inserisce in un contesto in cui per la maggior parte dei segmenti di consumo si è ancora distanti dai livelli precedenti la pandemia. Nel complesso del periodo gennaio-agosto 2022 l’ICC segnala ancora un livello inferiore del 5,0% rispetto allo stesso periodo del 2019. Per i servizi la distanza è dell’11,5%”.

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha commentato così i dati della Congiuntura mensile presentati dall’Ufficio Studi della Confederazione:

 “Nonostante crisi gravissime a livello internazionale, l’Italia ha reagito bene, meglio di altri Paesi europei, ma il caro energia inarrestabile rende più concreti i rischi di recessione. Una recessione probabilmente contenuta, ma pur sempre penalizzante. Ecco perché, in raccordo con l’Europa, bisogna mettere in campo con la massima urgenza interventi strutturali per superare l’emergenza energetica, contenere l’inflazione e, dunque, evitare il pericolo recessione”.