Banca Etruria: prosciolti ex dirigenti dall’accusa di bancarotta fraudolenta

17 Ottobre 2019, di Alessandra Caparello

Il gip di Arezzo ha prosciolto cinque ex dirigenti della Banca Etruria dall’accusa di bancarotta fraudolenta per la mancata fusione con la Popolare di Vicenza, all’epoca sotto la gestione Zonin.
Lo rende noto oggi la cronaca di Arezzo del quotidiano La Nazione.

L’archiviazione decisa dal giudice per le indagini preliminari Fabio Lombardo riguarda Lorenzo Rosi, ultimo presidente della Bpel prima del commissariamento, l’ex vice presidente Pier Luigi Boschi e Alfredo Berni, l’ex presidente Giuseppe Fornasari e l’ex direttore generale Luca Bronchi.

Dagli atti che sono stati trasmessi, infatti, risulta che il mancato accordo commerciale con la Popolare di Vicenza – per inciso l’unica che nel periodo contestato si era detta disponibile a una fusione con Bpel – in ragione dello stato di crisi in cui entrambi gli istituti di credito versavano, non è idoneo di per sé a ritenere integrati i reati ipotizzati (…) sulla scorta degli elementi di fatto che sono stati accertati nel corso delle indagini, non è possibile effettuare alcuna prognosi positiva in merito al nesso causale fra la condotta omessa e il verificarsi dell’evento di danno”.

Il liquidatore di Banca Etruria, Giuseppe Santoni, accusa gli ex cinque vertici di aver fatto fallire l’intesa con Popolare di Vicenza, chiedendo loro 212 milioni di danni nell’azione civile di responsabilità davanti al tribunale di Roma.
Al contrario gli amministratori di Banca Etruria che allora parteciparono alle trattative hanno sempre raccontato che fu Zonin a tirarsi fuori all’ultimo momento e  che in ogni caso a Bpel non sarebbe venuto alcun vantaggio, viste le drammatiche condizioni finanziarie (ma all’epoca ancora non si conoscevano) della Popolare veneta, poi messa in liquidazione coatta.