Bail-in anche per i titoli di Stato, pazza idea di Berlino

25 Agosto 2016, di Alberto Battaglia

Non è solo un’idea della Bundesbank: la riforma della ristrutturazione dei debiti pubblici, in modo che le perdite vengano distribuite sulla platea dei creditori, è un piano assai dettagliato del Consiglio degli esperti economici del governo tedesco. Si tratta, in breve, di un meccanismo di ristrutturazione automatica del debito pubblico emesso dai Paesi che chiedono aiuti europei: in caso di carenza di liquidità per lo Stato a farne le spese sarebbero innanzitutto i suoi creditori e non gli altri Paesi membri dell’Eurozona, contribuenti del Fondo salva stati (Esm) che gli eroga aiuti.

Sul sito del Consiglio dei cinque “saggi” economici è presente da metà luglio un working paper di 26 pagine il cui scopo finale è, implicitamente, ridurre il rischio che prestare risorse ai Paesi in difficoltà tramite l’Esm comporti perdite ingenti al contribuente tedesco, che è il più importante per il Fondo salva stati. Pensato per offrire ai mercati maggiori certezze sulla stabilità finanziaria dei membri dell’Eurozona, l’Esm potrebbe innescare, secondo gli esperti di Berlino, fenomeni di azzardo morale: in altre parole, uno Stato, sapendo di poter contare sull’aiuto dei fondi degli altri Paesi membri, potrebbe decidere di essere meno ligio alla solidità di bilancio.  Allo stesso tempo, il documento dei cinque “saggi” significa anche un’altra cosa: la Germania non si fida della credibilità e della capacità coercitiva sui conti di trattati come il Fiscal Compact, che, in teoria, dovrebbero bastare già da sé a garantire che nessuno sgarri nel contegno della spesa pubblica.

Eppure “i poteri delle istituzioni europee nel far rispettare le regole restano limitati”, scrivono gli autori, “dunque future crisi di debito pubblico non possono essere escluse”. Certo, a volte le tempeste finanziarie compaiono improvvisamente e da un shock esterno incolpevole. Ma anche in quei casi sarebbe preferibile, secondo il Consiglio, distribuire le perdite fra i sottoscrittori dei bond sovrani degli stati colpiti, alla guisa del bail-in bancario che chiede il contributo anche dei grossi correntisti in caso di mancanza di liquidità.
Quale fortuna potrà mai avere questo genere di proposta? Che le chance di successo siano poche sembra chiaro agli stessi autori del paper quando scrivono che sarebbe necessario l’assenso dei governi per l’emissione di titoli che, legalmente, ne consentano più facilmente il default parziale, (nella forma, ad esempio, dell’interruzione del pagamento delle cedole o della svalutazione vera e propria).
Così descritto, il sogno proibito degli esperti di Berlino, condurrebbe immediatamente al rialzo degli spread, caricando di maggiori rischi gli investitori che intendano finanziare le economie più periferiche dell’Eurozona. Fatto anche questo che converrebbe alla Germania, che, in quanto porto sicuro dei mercati, potrebbe emettere debito a remunerazioni ancor più basse. Del resto, “grandi economie avanzate come l’Italia sono probabilmente troppo grandi per essere salvate in ogni caso”, si legge nel paper. E che lo spread risalga, in fondo, non sarebbe poi un male secondo gli autori perché “aiutare il mercato a prezzare adeguatamente i bond sovrani” disciplinerebbe “la politica di budget del governo”.