Bundesbank ora vuole cancellare la troika

19 Luglio 2016, di Alberto Battaglia

Le decisioni della Commissione europea sono troppo politiche per i gusti della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che ha suggerito nell’ultimo suo bollettino mensile di allargare i poteri del Fondo salva-stati (Esm, Meccanismo europeo di stabilità) in modo da renderlo un’autorità fiscale indipendente in grado di far rispettare le regole europee sui conti al posto della Commissione. Attraverso tale configurazione, al posto dei commissari europei sarebbero i ministri delle Finanze dei vari Paesi ad assumere il potere su questo genere di decisioni, divenendo, per così dire, l’unico vertice della Troika.
La proposta contiene anche un piano di ristrutturazione automatica del debito pubblico emesso dai Paesi che chiedono aiuti europei: in caso di carenza di liquidità a farne le spese sarebbero innanzitutto i creditori degli Stati e non gli altri Paesi membri dell’Eurozona. L’Esm, infatti, è un fondo cui contribuiscono gli Stati europei e il denaro che impegna è, in proporzione maggioritaria, di origine tedesca. Nello specifico, secondo la proposta della Bundesbank il debito pubblico di nuova emissione dovrebbe contenere una clausola che ne prevede la ristrutturazione automatica in caso di richiesta di aiuti da parte del Paese emittente, tale da allungare la scadenza di tre anni, tanto dura il programma di aiuti.

L’insieme delle proposte della banca centrale tedesca confermano l’intenzione di Berlino di contrastare l’ipotesi di azzardo morale da parte dei Paesi meno ligi nel tenere in ordine i propri conti: se messo in pratica questo schema garantirebbe meno spazio di manovra alle politiche fiscali dei Paesi a rischio, come l’Italia, nella speranza di ombrelli di liquidità a carico dei contribuenti di altre nazioni. D’altro canto, così facendo il mercato sarebbe pronto a chiedere ai Paesi più in difficoltà un maggiore premio per il rischio, allargando dunque il differenziale nei costi di finanziamento del debito fra centro e periferia d’Europa. Non sarebbe un buon affare per i difensori dell’integrazione. Per questa ragione è improbabile che, di questa proposta “di laboratorio”, la politica possa farsene qualcosa.