Austerity ci è costata 130 miliardi

16 Settembre 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Con la crisi finanziaria le famiglie italiane hanno perso 70 miliardi di reddito disponibile, mentre le politiche di austerità e rigore, seppur portando una maggiore stabilità all’Italia, sono costate al nostro paese negli ultimi dieci anni ben 130 miliardi di euro, rivelandosi quindi un totale fallimento. Anche perché anziché scendere nel frattempo il debito pubblico è aumentato del 30 punti di Pil.

Il permanere di un forte grado di incertezza a livello sia europeo sia nazionale ha spinto di recente il governo Renzi ad annunciare un ribasso delle stime di crescita. Secondo un’analisi Cer-Confesercenti, questo ribasso sarà consistente. La crescita del Pil, come previsto anche dal Centro Studi di Confindustria, rimarrà fermo allo 0,7% nel 2017 e allo 0,9% nel 2018, “senza accelerazione alcuna rispetto al risultato atteso per l’anno in corso allo 0,8%”.

Nello studio presentato in occasione della due giorni del Meeting di San Martino in Campo, si evidenzia come “alla fine del periodo di previsione, la massa del reddito disponibile delle famiglie registrerebbe in termini reali un aumento, rispetto al 2016, contenuto al 2,3%. Nel confronto con i valori pre-recessivi permarrebbe uno scostamento negativo di circa 70 miliardi (-6,2%)”.

La correzione dei conti pubblici è costata all’Italia, negli ultimi 10 anni, circa 130 miliardi di euro. E’ questo il conto dell’austerity, a quanto emerge dall’analisi condotta da Ref Ricerche per Confesercenti, sommando i valori facciali di tutte le manovre dal 2007 ad oggi. Nello studio presentato in occasione del Meeting di San Martino in Campo viene evidenziato come “si ottiene una correzione, tra riduzione delle spese e aumento delle entrate, di ben 130 miliardi di euro, di cui circa la metà provenienti dalle sole maggiori entrate“.

Nel complesso, solo tre manovre su dieci hanno avuto carattere espansivo, con un saldo tra entrate e spese pubbliche a favore di queste ultime. Le manovre più recenti, “a partire da quella relativa al 2013 e in misura crescente negli anni successivi, hanno segnato una inversione di tendenza nella politica di bilancio, che ha gradualmente abbandonato la sua impostazione restrittiva per assumere toni neutrali”.

L’austerità, evidenzia Confesercenti, “è riuscita nell’intento di assicurare maggiore stabilità finanziaria al paese”. La stretta fiscale ha però avuto un alto impatto sull’economia reale: si può stimare che abbia sottratto negli anni scorsi alla crescita italiana circa 6 punti di Pil.

Nonostante i 130 miliardi di euro di correzione, inoltre, nel 2016 “ci ritroviamo esattamente con lo stesso livello del deficit pubblico del 2008 e con un debito pubblico che è aumentato di oltre 30 punti di Pil”. Un risultato evidentemente fallimentare considerando i gravi costi economici e sociali che ne sono derivati.