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Asta: tassi a 30 anni in calo al 4,99%, cresce domanda BTP

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ROMA (WSI) – Il Tesoro italiano ha emesso Btp con scadenza a tre e 30 anni, al’indomani del collocamento che ha avuto per oggetto l’ asta di Bot a 1 anno per 6,5 miliardi di euro.

Riguardo ai BTP a 30 anni, ovvero con scadenza a settembre del 2044, è stata collocata l’intera offerta, con un rendimento in calo al 4,99% dal 5,19%. Bid to cover da 1,30 a 1,46. Collocati 1,468 miliardi di euro.

Nel caso dell’asta di BTP a tre anni, con scadenza nel novembre del 2016, collocati 3 miliardi, a fronte di un tasso all’1,79%, al minimo dal marzo del 2010, rispetto al 2,25% dell’asta del mese scorso. La domanda è cresciuta, pari a 1,80 volte l’importo offerto contro 1,41 precedente.

Emessi anche CCTEU a 5 anni – con scadenza nel novembre del 2018 – per 1 miliardo di euro, a un rendimento del 2,11%, bid to cover in crescita.

Vincenzo Longo, strategist dei mercati per IG fa nota che “la curva dei rendimenti sta diventando sempre più ripida e questo perché l’aspettativa di un taper anticipato della Fed sta mettendo sotto pressione i titoli più a lunga scadenza, con il decennale italiano fermo al 4,14%”.

Commentando il collocamento odierno, Longo afferma:

“Il Tesoro ha emesso questa mattina titoli per 4,47 miliardi di euro, sulle scadenze a 3 e 30 anni, poco sotto la parte alta della forchetta (4,5 mld euro). I rendimenti sono scesi sia sulla parte a breve che su quella più a lungo termine. Sul titolo a tre anni il rendimento si è attestato all’1,79%, a pochi punti base dal minimo storico (1,70% di marzo 2010).

Sul titolo a 30 anni il rendimento è stato di un soffio inferiore al 5%, livello psicologico a cui tutti guardavano con attenzione. Il Tesoro però non è riuscito a collocare il massimo della forchetta prevista (compresa tra 1 e 1,5 mld euro) come nella precedente occasione (luglio).

Le aste confermano il buon momento che sta vivendo il comparto governativo periferico europeo. L’unica nota stonata l’abbiamo vista sul titolo a 30 anni, il cui calo dei rendimenti non è stato così marcato come ci si aspettava e potrebbe essere proprio questa la ragione che ha spinto il Tesoro a non accettare tutta la domanda arrivata.

Si rafforza ancora la domanda sul titolo a tre anni, che beneficia delle decisioni prese la scorsa settimana e quelle potenziali che potrebbero arrivare dalla Bce.

Nelle ultime sei settimane sembrano essere state le aspettative sulle Banche centrali a dominare il mercato governativo mondiale. Se da un lato, la Bce favorisce la parte più breve della curva, dall’altro, la possibilità del taper a dicembre da parte della Fed tiene ancorati i titolo più a lunga scadenza, con i Tnote che scesi ai minimi di settembre. Questo sta favorendo lo steepening della curva dei rendimenti della periferia dell’eurozona che stanno recuperando dopo le tensioni degli ultimi due anni”.