Asta Bot: perchè è andata bene?

27 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

LEGNANO (WSI) – Guardando l’andamento dell’indice di borsa italiano durante la mattinata di ieri e dopo le aste dei titoli di stato a lunga scadenza, effettuate due giorni fa, la maggior parte degli analisti si attendeva un’asta dei BOT a 6 mesi con rendimenti in ascesa, a causa delle aspettative ancora incerte sul pericolo contagio dopo il fattaccio di Cipro. Invece, la sorpresa.

Rispetto all’asta precedente (tenutasi a fine febbraio) dove erano stati staccati rendimenti pari a 1.237%, abbiamo assistito al pieno collocamento degli 8.5 miliardi offerti con un tasso in decrescita allo 0.83%. Per proseguire con il ragionamento, dobbiamo sottolineare i valori raggiunti dai rendimenti relativi ai titoli a più lunga scadenza.

I Ctz 2014 hanno visto un tasso in aumento dall’1.682% all’1.746%, con un bid to cover ratio (ossia il rapporto tra domanda ed offerta) in calo a 1.426 dal precedente 1.65. E l’ammontare collocato si va a posizionare tra i 2 e 3 miliardi previsti, rimanendo dunque all’interno del range (2.825 miliardi) e non raggiungendo il collocamento totale in base alla forchetta prevista.

Se guardiamo anziché al medio, al lungo periodo invece, troviamo nuovamente un pieno collocamento (1 miliardo), con rendimenti al 2.16% per i titoli 2018 e al 3.02% sul 2023. Siamo di fronte a un tentativo di aumento dell’inclinazione positiva della curva dei tassi, il che significa che gli investitori hanno più fiducia nel Paese, andando ad aumentare il disallineamento tra rendimenti di breve (meno remunerativi in base alla duration dei titoli più breve) e quelli di lungo, per i quali è richiesto un maggior premio per il rischio dato dalla maggior durata dell’investimento, oppure quello che è accaduto potrebbe essere interpretato come un segnale negativo? Dipende. Dipende da che punto di vista si analizza la situazione. Se infatti guardiamo a quanto accaduto ieri dall’interno dei confini italiani, il segnale è da interpretare a nostro parere come positivo.

Il fatto di aver visto titoli di stato italiani a breve scadenza collocati a tassi in decrescita indica che gli investitori stanno in qualche modo richiedendo in misura maggiore di poter detenere titoli di debito (che quindi, in base ad un rating che viene assegnato in base a diverse considerazioni, soprattutto sul rischio Paese dato che si tratta di titoli nazionali) di uno Stato che in qualche modo ha già cominciato a muoversi secondo le linee guida dell’Unione Europea, che vedono di buon occhio la restrizione al credito e le politiche di austerity, in grado di aiutare i processi di stabilizzazione del tanto delicato sistema bancario.

Questo suggerisce che le aspettative degli operatori non sono ancora orientate verso un potenziale contagio di un Paese così importante come l’Italia, il che rappresenta, a nostro parere, una buona notizia. L’indice italiano, dopo aver toccato i supporti in estensione delle vendite, ha ritracciato, sulla scia di queste considerazioni.

L’altra faccia della medaglia, quella che guarda ai mercati internazionali, fuori dai confini del Bel Paese, ci mostra invece un segnale da interpretare come un aumento dell’incertezza e nella nuova ricerca di beni che paradossalmente possono essere considerati come rifugio.

La mancanza di chiarezza interpretativa dei processi che muovono i flussi di capitale (siamo di fronte già da mesi alla battaglia tra market movers, dove si alternano momenti in cui le politiche monetarie prevalgono e dove vincono i dati macroeconomici) fa sì che molti investitori siano meno propensi a prendere rischi e questo si traduce in un duplice effetto: il fatto di non andare a rifugiarsi su beni che tipicamente sono utilizzati dagli investitori più propensi al rischio, per esempio l’oro o i dollari (yen e franchi si trovano, in un discorso di medio periodo, ancora su livelli molto forti per essere acquistati con il fine di protezione), per girare parte della liquidità ottenuta dalla liquidazioni di posizioni percepite come rischiose e molto volatili, su titoli di stato comunque a breve termine, che dovrebbero garantirmi un tasso minimo, ma superiore al risk free, comunque difficilmente ottenibile dato il congelamento del mercato interbancario (con i tassi reali allo 0.1% contro un nominale dello 0.75%).

Siamo dunque di fronte ad una situazione di totale confusione, se guardiamo i mercati dall’alto e questo può essere sintomo di volatilità potenzialmente elevata, che potrebbe portare anche alla partenza di movimenti direzionali nel momento in cui dovessero saltare i livelli principali di mercato. Concentriamoci ora sulla giornata di oggi, vediamo insieme quali possono essere le aree cui prestare maggiore attenzione.

EurUsd

Per quanto riguarda la moneta unica europea, stiamo congestionando all’interno di una figura a rettangolo, rimanendo sotto la media mobile oraria a 21 periodi, il che rappresenta una buona resistenza dinamica. E’ possibile ragionare su due livelli di attenzione, nel momento in cui valutiamo scenari rialzisti: una rottura di 1.2870, che potrebbe portare al raggiungimento di 1.2900, e del superamento di 1.2910/15, che potrebbe portare a visitare anche l’area di 1.2960. Sul fronte ribassista invece, un superamento di 1.2825, potrebbe essere propedeutico all’avvicinamento all’area di 1.2790. Sulle resistenze intorno a 1.2900, buona dal punto del R/R la valutazione di vendite di euro (se lo stocastico si troverà in ipercomprato) con stop e reverse sopra i livelli indicati come strategia difensiva.

UsdJpy

Risalita del UsdJpy dopo la discesa dei giorni scorsi. Ci troviamo al test di 95.00, che insieme a 95.10 rappresenta una buona area di resistenza da poter essere sfruttata per acquisti di yen con primi obiettivi in area 94.50 (media mobile a 21 oraria e parte bassa del canale rialzista tracciato sempre su un grafico orario) e potenziali estensioni fino al livello di 94.20 (minimo precedente di venerdì scorso). Valutando l’altezza del canale laterale che sta accompagnando i prezzi in questa risalita, è possibile attendersi anche raggiungimenti di 94.00, in caso di aumento generalizzato della volatilità dei mercati. Nel momento in cui dovessimo assistere alla rottura a rialzo di 95.20, è possibile attendersi tentativi verso 95.60.

EurJpy

Correzione simile a quella del UsdJpy per il figlioletto EurJpy, che ora si trova al cospetto delle resistenze statiche di breve periodo. Vi sono diversi minimi precedenti, individuabili su un grafico orario, che fanno sì che il livello sia molto sentito dal mercato, ed un suo superamento, anche abbastanza stretto (valutabile sopra i 15 punti), potrebbe portare alla cattura di diversi ordini di stop che possono far innescare movimenti abbastanza volatili che potrebbero anche spingersi fino a 123.30 senza divenire definitivi. Sopra questo livello il movimento potrebbe divenire strutturale e provare il raggiungimento di 122.80. Dovessero invece tenere le resistenze (scenario ben sfruttabile per il risk reward offerto dall’impostazione), potremmo assistere al raggiungimento in primis di 121.40, che se rotto può lasciare spazio a discese verso 121.00, ed in estensione a 120 ¾.

GbpUsd

La sterlina è scesa senza riuscire a rompere definitivamente 1.5150, che ora diventa il livello da seguire. Ci troviamo in una figura a rettangolo, sulla parte alta di un canale ribassista tracciabile su un orario dai massimi di fine settimana scorsa, con le medie che hanno incrociato a ribasso e che possono offrire ulteriori segnali di resistenza. Dal punto di vista del rapporto rischio rendimento appare una buona possibilità di vendita di sterline, che in caso di sfondamento dei supporti statici indicati nel grafico può portare al raggiungimento della parte bassa del canale evidenziato, se non oltre. Si rende necessario un superamento di 1.5185 prima di poter valutare affondi rialzisti verso 1.5210.

AudUsd

Concludiamo con il dollaro australiano, sperando di non avervi fatti addormentare data la lunghezza non consona di questo pezzo di aggiornamento giornaliero. I fatti accaduti a Cipro e sui mercati sembrano non aver interessato le commodity currencies, con il dollaro canadese e quello australiano che sono stati ben acquistati, così come il petrolio, al quale sono ultimamente correlati in maniera positiva su una base abbastanza costante. Ci troviamo ora in correzione e vediamo in tutta l’area compresa tra 1.0480 e 1.0500 delle forti resistenze. Quest’area può essere sfruttata per prendere posizionamento a favore del dollaro americano, con potenziali target in area 1.0430 in caso di superamento a ribasso di 1.0460. Se dovessimo invece assistere ad un superamento di 1.0500, attenzione a tutti i venti punti successivi, che solo se superati possono determinare aumenti degli acquisti e quindi un movimento più forte a rialzo, verso 1.0560.

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