Arresto Assange: Usa chiedono estradizione per pirateria informatica

12 Aprile 2019, di Mariangela Tessa

Il caso Wikileaks torna sulle prime pagine della cronaca internazionale dopo l’arresto avvenuto ieri a Londra del fondatore Julian Assange. Il 47enne attivista e giornalista australiano si è visto revocare, dopo sette anni, lo status di rifugiato e di cittadino ecuadoriano dal governo del presidente Lenin Moreno.

Un epilogo che per ora significa la detenzione del Regno Unito per un banale reato procedurale, ma su cui già pende la richiesta d’estradizione di Washington, che accusa Assange di ‘pirateria informatica’ ma in realtà lo vuole punire per la diffusione dal 2010 in avanti di una valanga di documenti segreti su crimini di guerra imputati alle forze americane in Iraq.

Tanto più poiché il reato ufficiale – che prevede al massimo 5 anni di carcere, ben al di sotto della soglia di rischio della pena di morte di fronte alla quale scatterebbe la sola garanzia d’una non estradizione – potrà poi essere appesantito su misura con altre ipotetiche contestazioni evocate dalla Cnn.

Nel frattempo, nell’opinione pubblica statunitense la figura di Assange è passata da eroe della libertà d’informazione a “sicario digitale” della Russia: prima difeso dalla sinistra, poi esaltato da Donald Trump e dalla televisione di destra Fox News. L’exploit finale che gli è stato attribuito – la massiccia campagna anti-Hillary – potrebbe avere portato Trump alla Casa Bianca.