Altro schiaffo ad Atene. Weidmann: “non usate i fondi di emergenza per le banche”

5 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Doppio schiaffo alla Grecia. Dopo la decisione della Bce di chiudere i rubinetti del credito alle banche elleniche, il numero uno della Bundesbank Jens Weidmann ha avvertito Atene di non utilizzare i fondi di emergenza per sostenere le proprie banche, aggiungendo che i paesi devono farsi carico delle conseguenze delle proprie azioni.

Le dichiarazioni di Weidmann seguono la decisione della Bce di non accettare più i bond sovrani detenuti dalle banche della Grecia – con rating junk – come forma di garanzia di prestiti.

La mossa della Bce implica che a questo punto la Banca centrale greca dovrà erogare alle banche decine di miliardi di euro sotto forma di liquidità di emergenza aggiuntiva nelle prossime settimane. Ma Weidmann si chiede se Atene sia libera di utilizzare questo canale di fondi, noto con la siglia ELA. E la sua è una minaccia più o meno velata, dal momento che il Consiglio direttivo della Bce può limitare l’utilizzo di questi fondi in caso di veto di una maggioranza di due terzi dei suoi membri.

“I fondi ELA dovrebbero essere assegnati solo nel breve periodo alle banche solventi”, ha detto Weidmann, in un’intervista rilasciata al quotidiano finanziario Boersen Zeitung.

Parlando poi a Venezia, in occasione di un convegno sul federalismo e sulle regioni d’Europa promosso dal consiglio regionale del Veneto, il numero uno della Bundsbank ha affermato che “gli stati membri dell’Eurozona rimangono pienamente responsabili delle conseguenze delle loro decisioni fiscali prese autonomamente”.

Ancora una volta, un riferimento è stato fatto al QE, rospo difficile da mandare giù.

“Come sapete, io sono scettico”, ha detto. “Ho sempre pensato che non ci fosse alcuna urgenza per questa misura, non ultimo per il fatto che gli acquisti di titoli di Stato non sono strumenti di politica monetaria come i tassi di interesse, tanto per fare un esempio”.Tra l’altro, “il rischio di una ampia e diffusa deflazione continua ad essere molto limitato”, ha aggiunto Weidmann, confermando così l’ossessione della Germania per l’inflazione.

Sempre riguardo alla questione dei titoli di stato, il numero uno della Banca centrale tedesca ha lanciato quasi un appello alla commissione di Basilea per la supervisione bancaria.

La Commissione “ha un importante ruolo da giocare”: dopo aver “reso più severe le regole di capitale sulle banche”, deve “cambiare la regolamentazione dei titoli di Stato”. Si tratterebbe a suo avviso di un “passo importante”, perchè “rafforzerebbe la credibilità della clausola di non bail-out'”.

Le regole internazionali, ha aggiunto critico, stabiliscono che “i bond governativi emessi da paesi avanzati nella loro moneta siano valutati come asset senza rischi”; e questo significa che “le banche non devono sostenerli con capitale e non ci sono limiti per larghe esposizioni su titoli di stato”. Si tratta di un “trattamento preferenziale, che ha portato le banche a investire in bond sovrani emessi dai propri paesi piuttosto che fornire credito al settore privato”.

Weidmann non rinuncia alla battaglia tesa a considerare i titoli di stato presenti nei bilanci delle banche come attivi ponderati per il rischio, invece che considerarli “risk free (senza rischi)”. Infatti, al momento, le posizioni in titoli di Stato non richiedono alle banche di procedere ad accantonamenti ad hoc di capitale, per fronteggiare il rischio sovrano. Ma “l’esperienza con la Grecia amplifica le attuali discussioni e dimostra che l’assunto per cui i titoli di Stato siano privi di rischio e’ falso”, ribadisce il numero uno della Bundesbank. (Lna)