Allarme Moody’s: tensioni Iran-Usa rischiano di causare shock finanziari

7 Gennaio 2020, di Mariangela Tessa

Un’escalation delle tensioni in Medio Oriente potrebbe avere gravi ripercussioni sull’economia globale e provocare “shock economici e finanziari”.

È quanto sostiene, in una nota ai clienti, Alexander Perjessy, analista senior dell’agenzia di rating Moody’s, sottolineando che “un conflitto duraturo avrebbe una vasta serie di implicazioni” negative “che farebbero peggiorare in modo significativo le condizioni operative e di finanziamento”.

In particolare, ha aggiunto l’analista, “il protrarsi di un conflitto avrebbe potenzialmente rispercussioni globali, in particolare a causa dell‘effetto sui prezzi del petrolio“.

Ma non è solo il comparto petrolifero a rischio. Secondo Perjessy, le attuali tensioni potrebbero colpire l’economia nel suo complesso, ed in particolare il comparto  bancario e turistico.

“Un aumento dell’avversione al rischio sarebbe negativa per gli emittenti, soprattutto quelli con ampie necessità di finanziamento esterno e riserve relativemente più basse o insufficienti”, ha detto.

Dopo l’attacco americano della settimana scorsa, che ha provocato la morte del generale iraniano Soleimani, il prezzo dell’oro è salito ai massimi in sette anni, i bond hanno puntato verso l’alto e il greggio si è portato a valori che non si vedevano da vari mesi.

Fari sulle materie prime

Analizzando in particolare il settore delle materie prime, per l’anno appena iniziato l’agenzia di rating evidenzia tre rischi in particolare: prezzi, accesso ai capitali e nuova regolamentazione.

Gli analisti si aspettano in particolare “un’alta volatilità dei prezzi di petrolio e gas naturale nell’anno in corso, a causa delle tensioni geopolitiche e di un aumento della produzione accompagnato da una crescita più lenta della domanda”.

Come si legge nell’analisi dell’agenzia di rating, le società del settore energetico

“vanno incontro a un più difficile accesso ai capitali nel 2020, con un indebolimento della liquidità, un aumento dei costi del capitale e un intensificato rischio default per le società  con scadenze incombenti”.

I bassi prezzi delle materie prime limiteranno le opportunità per le aziende attive nell’esplorazione e produzione, mentre per quelle con rating bassi non si creeranno condizioni favorevoli.

Moody’s ritiene che i produttori di petrolio e gas naturale “registreranno volumi più alti, ma una crescita dell’Ebitda sostanzialmente piatta nel 2020, nonostante i tagli delle spese in conto capitale e a causa della volatilita’ dei prezzi delle commodity”.